domingo, 26 de abril de 2020

ITALIA: 25 Aprile 2020. PCm-Italia.

25 Aprile 2020- Ravenna
rendiamo omaggio ai combattenti e ai martiri partigiani:
  • Ponte degli Allocchi, 24 agosto del ‘44 (Umberto Ricci, Natalina Vacchi e + tutti gli altri). Basta nominarli e conoscere chi sono per capire cosa sia stata la Resistenza Antifascista: operai, donne, giovani, intellettuali, contadini=i figli migliori del nostro popolo, i protagonisti di una guerra di popolo che è stata la liberazione da guerra e nazifascismo.
  • Siamo anche nella città del comandante Bulow, il comandante della 28^ Brigata Garibaldi “Mario Gordini” che, a dirla con lo storico Guido Crainz, vuole dire 2 cose:
  1. che per vincere la Resistenza deve essere una guerra di popolo
  2. e che bisognava fare la lotta armata in pianura, basata “sull’analisi concreta della situazione concreta” della società ravennate
  • La resistenza non fu un movimento spontaneo:
  1. “combattere e non attendere” è stato l’esempio dei militanti comunisti. Mentre tutti gli altri avevano perso la speranza, chi era addirittura passato con il regime, i comunisti si battevano, andavano in galera, al confine, uccisi
  2. la classe operaia diede il segnale dell’insurrezione con gli scioperi. Scioperava in un contesto di guerra e di occupazione, col rischio della deportazione nei lager nazisti, e quindi qualsiasi sciopero economico per i salari, contro la fame, per la legna da riscaldare, per i prezzi del mercato nero, per difendere le macchine che i padroni smantellavano per portarle in Germania, era per forza politico. Gli operai scioperavano per difendersi dai bombardamenti quando padroni e nazifascisti li obbligavano a lavorare: e come non vedere la situazione simile a quella di oggi, con la strage di cui i padroni sono responsabili a Bergamo.
Il sistema capitalista è stato responsabile di guerra e nazifascismo
la borghesia ha voluto solo la sua di salvezza, non quella delle masse durante la guerra, una guerra che aveva scatenato per rafforzarsi nel mercato mondiale, una carneficina per le masse e per i popoli oppressi. Così come con l’armistizio ha messo i militari capitolazionisti al vertice dell’esercito di cui il massimo rappresentante era Badoglio, ingannapopolo e traditore, ostile alla partecipazione popolare alla guerra contro i nazifascisti
vigliacca, ha tolto la libertà a lavoratori e masse perché non vuole i lavoratori e le masse protagonisti del progresso sociale
la borghesia teme la forza e l’entusiasmo delle masse, considera le masse gregge da dominare.
Anche oggi le misure dello stato d’emergenza emanate da questo governo sono della stessa natura: oggi il governo, di fronte ad una pandemia che ha fatto, e sta facendo, vittime come una guerra, una pandemia creata da questo sistema, vediamo ogni giorno che è incapace di risolverla. E dice alle masse: state in casa, ci penso io”. E noi, dopo che negli anni ci avete privato di ospedali, di una sanità per tutti e gratuita, conquistate con le lotte, noi lavoratori che lavoriamo con salari da fame, con la precarietà, siamo i lavoratori che vanno al macello come nella sanità e nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro, i nostri giovani a cui è stato tolto il futuro, dovremmo avere fiducia dell’ennesimo governo dei padroni?
Questo governo ha proclamato lo stato d’emergenza come fossimo in guerra e la sospensione dei diritti fondamentali per cui gli uomini e le donne della Resistenza avevano combattuto e da cui è nata la Costituzione antifascista.
Uno stato d’emergenza che ai padroni e allo Stato, al Capitale gli tornerà utile quando le rivolte per il pane e per il lavoro esploderanno in questo paese.
Stato d’emergenza che è come una dittatura. Abbiamo avuto un divieto di uno sciopero nazionale da parte della commissione di garanzia il 9 marzo in occasione dello sciopero delle donne e pesanti sanzioni nei confronti dello Slai Cobas psc, così come pesanti sanzioni per lo sciopero del 25 marzo dell’Usb.
Vediamo le città militarizzate, la polizia a difesa dei padroni dei supermercati a Palermo e a Napoli perché la gente usciva senza pagare perché non ha soldi per campare, abbiamo visto i pestaggi nelle carceri per rappresaglia alla protesta dei detenuti che non vogliono morire pure di Covid, abbiamo visto le cariche a chi è andato al funerale di un compagno pur mantenendo la distanza sociale con guanti e mascherine.
La possibilità di un moderno fascismo è concreta, questo mostro è il pericolo principale, gli sciacalli neofascisti al parlamento spingeranno ancora di più perché, da dei servi del Capitale come essi sono, cosa ci possiamo aspettare? Nazionalismo, sovranismo, reddito minimo e inquadramento militare per i senza reddito, ingannapoppolo e sindacati collaborazionisti al potere. Il Tricolore oggi rappresenta questa Italia e viene utilizzato dai fascisti e da tutti coloro che vogliono l'unità nazionale al servizio dei padroni, all'insegna del neocorporativismo, delle iniziative economiche e delle missioni militari dell'imperialismo italiano.
Quindi è per questo che in questa giornata non siamo per il tricolore, per l’unità nazionale che mette assieme proletari e padroni, non lo siamo mai stati per le cerimonie istituzionali che abbiamo sempre contestato, non ci bastava cantare Bella ciao dai balconi.
L’esempio dei partigiani non è una ricorrenza, è l’impegno per riprendere quel cammino perché le masse siano protagoniste della propria liberazione. Il moderno fascismo va contrastato con una lotta di lunga durata con l'antifascismo militante, proletario e di massa, con la costruzione di una Nuova Resistenza.

FRANCIA: Dans cette société : on a raison de se révolter dans les quartiers ! En esta sociedad: ¡tenemos razón para rebelarnos en los barrios!

Dans cette société : on a raison de se révolter dans les quartiers !



Depuis le 18 avril, les affrontements se multiplient dans les quartiers populaires des grandes villes. Les violences policières ont fait éclater la colère, et contrairement à 2005, les révoltés ne sont pas totalement isolés, une partie de la population a pris conscience du rôle de la police, des pages de gilets jaunes relaient les témoignages des habitants et des émeutiers, soutiennent le mouvement. L’hégémonie de l’extrême droite sur cette question s’effondre. Dans les masses populaires, il n’y a plus cette chape de plomb, cette obligation morale de « condamner les violences ». Pourtant, le traitement médiatique qui en est fait est honteux, en dessous de tout.
La presse bourgeoise s’acharne : Le Parisien relaie directement la préfecture de Police, Le Monde applique la vielle théorie de « une minute pour l’assassin, une minute pour la victime » au nom de la liberté d’information. Les journaux se désolent : les banlieues se révoltent contre le confinement qui empêche de dealer, les islamistes sont derrière cette révolte anti-France…
Les quartiers sont les réservoirs d’ouvriers des grandes métropoles
Pourtant, aucun journal ne rappelle les faits essentiels : ces quartiers rassemblent une pauvreté immense, avec, en région parisienne, des loyers hors de prix. Comment la population peut-elle se loger dignement, quand le loyer moyen d’un F4 peut franchir les 1000€, pour un taux de pauvreté au dessus de 40%, comme à Clichy-sous-Bois, Aubervilliers ou La Courneuve ? La situation se répète dans toutes les grandes métropoles.
Ces quartiers concentrent aussi les métiers essentiels de la société : il y a plus d’ouvriers, plus d’employés, en proportion, qu’en moyenne dans la société. Les ouvriers sans papiers, les plus exploités, y sont concentrés. On trouve énormément de boulots précaires : intérimaires, auto-entrepreneurs, par exemple.
La police a pour rôle de rappeler à la population son statut de classe laborieuse et doit lui imposer l’humilité à coup de matraque. Pour légitimer cela, l’arme de l’État, c’est le racisme, qu’il entretient. Le racisme des flics, de l’administration, dans les entreprises, le racisme d’une partie de la population, isole les habitants issus de l’immigration, coupe leurs revendications immédiates de celles de l’autre partie du prolétariat.
Voilà ce qui ressort des interviews d’habitants, menées par les journaux. Dans l’Humanité, un jeune homme de 24 ans, livreur chez Amazon et étudiant à l’université Paris-VIII s’indigne : « Ils abusent de leurs pouvoirs, nous parlent mal, sont violents, parfois gratuitement. Ils font ce qu’ils veulent, parce qu’il n’y aura pas de sanction. » Une mère de famille y déclare : « On a peur des policiers, pas du coronavirus. Ils sont très agressifs envers nos enfants. Tout ceci doit s’arrêter. ». Un jeune de quinze ans, dans le même article, dit ne pas avoir porté plainte pour un doigt dans l’anus : il n’a aucune chance de voir une plainte aboutir.
Pour les médias, les prolétaires sont toujours des sauvages stupides et inconscients
Les émeutes, les médias et politiciens eux même sont forcés de l’avouer : c’est la résistance face à tout ça, comme les émeutes des gilets jaunes ont été la résistance face à la paupérisation générale de la classe ouvrière. Les revendications sont claires, comme l’ont été celles Gilets Jaunes : justice et dignité. Mais le traitement médiatique est très différent de celui des révoltes à Hong Kong, en Catalogne, ou ailleurs dans le monde. Les médias peuvent expliquer, trouver légitime la révolte à plusieurs milliers de kilomètres, mais jamais ils ne soutiendront la révolte des prolétaires ici.
Si beaucoup, aujourd’hui, se cachent derrière l’argument « c’est inutile », « c’est désorganisé », « c’est voué à l’échec », pour condamner les révoltes, n’oublions pas que, dans les années 30, la classe ouvrière était organisée, mais les émeutiers étaient traités de la même façon. Les médias, la bourgeoisie et les patrons ne veulent pas que les quartiers populaires redeviennent des bastions de la classe ouvrière, des lieux d’organisation révolutionnaire.

miércoles, 22 de abril de 2020

¡Celebrando con gran jubilo el 150 aniversario del nacimiento de Lenin!

 
22 de abril de 1870

MEXICO: Poema "Contra el avance imperialista" del poeta Martín Martínez en Solrojista

POEMA: CONTRA EL AVANCE IMPERIALISTA


(detener el ataque biológico militar)
   "Contra aquellos artistas grotescos y cursis que ante el drama que viven los pueblos bajo la neocolonización imperialista, sólo saben berrear cantos como el We Are The World (Nosotros somos el mundo) de manufactura made in USA"
De nada sirve a los pueblos el Hallelujah de Händel
el Ave María de Schubert
el Himno a la alegría de Bethoveen
ni el Imagina de Lennon
mientras nos condenan con los Cuadernos Negros
de Martin Heideger
las órdenes criminales de Theodor Herzl
los aviones militares guiados por el odio
de Robert Malthus
el goce de genocida de Samuel Huntington
los criterios estéticos del Musisk und Rasse
de Richard Eichenauer
y las partituras cómplices de Richard Strauss
El neofascismo avanza con rostro de virus
y aleteos pestilentes de muerte
que anuncian la Tercera Guerra Mundial
Trabajadores del arte y la cultura
artistas de visión humanista y proletaria
creadoras que cincelan bellezas
¡Fragüen el acero del pueblo!
Inciten a la sublevación de los parias.
      MARTÍN MARTÍNEZ RODRIGUEZ
(poeta comunista mexicano)
         Abril de 2020

INDIA: Maoístas ejecutan a soplón policial en Jharkhand.


 
correovermello-noticias
New Delhi, 22.04.20
Fuentes de la prensa india, informan de la ejecución de un informador policial, residente de la aldea de Bhalurungi, distrito West Singhbhum, Jharkhand.
El individuo de 35 años fue detenido, cuando de se dirigia a su domicilio, por un escuadrón del Ejército Guerrillero Popular de Liberación, que lo ejecuto por disparos.
Según fuentes policiales, los maoístas colocaron alrededor del cuerpo, artefactos explosivos que tuvieron que ser desactivados.



lunes, 20 de abril de 2020

ESTADO ESPAÑOL: Pactos de la Moncloa: la gran estafa otra vez, no. Un artículo de Angeles Maestro / Red Roja


coronavirus: Sánchez sigue sin concretar sus Pactos de la Moncloa ...


Pactos de la Moncloa: la gran estafa otra vez, no.

Ángeles Maestro. Red Roja

 Dice Rodolfo Walsh que las clases dominantes siempre han procurado que las trabajadoras y los trabajadores no tengamos historia, ni teoría, ni héroes, que se pierda la experiencia colectiva y que cada lucha deba empezar de nuevo. Cuando las principales organizaciones de las clases oprimidas se hacen cómplices de la amputación de la memoria, el desastre es mucho mayor.
*
Una vez más, cuando se oyen crujir los cimientos de la economía capitalista, sus representantes políticos invocan el conjuro de los Pactos de la Moncloa.
En una comparecencia reciente el presidente del Gobierno, aludiendo a la encrucijada "histórica" que vivimos, hacía esta afirmación: “Esa unidad a la que apelo se tiene que trasladar en una certeza: todos los partidos políticos vamos a trabajar en unos nuevos pactos de la Moncloa”.
Hace pocos días, el gurú de El País Joaquín Estefanía, dedicaba su columna de opinión al mismo tema, con el pomposo título de "El compromiso histórico español". Es curioso, porque este ex-director de El País, durante los años de la Transición era miembro de la Organización Revolucionaria de Trabajadores (ORT), que proponía "echar abajo el Pacto de la Moncloa"[1]. El mismo Estefanía escribió un importante libro titulado: "La Trilateral Internacional del capitalismo (el poder de la Trilateral en España", publicado por Akal en 1979 y que se agotó en pocos días. En él analizaba con nombres y apellidos las ramificaciones de la Trilateral en los diferentes órganos de poder institucional y empresarial en el Estado español. Jesús Polanco, fundador del grupo PRISA le hizo una propuesta al joven Estefanía por la que vendió su alma: ser director de economía de El País a cambio de que no hubiera una segunda edición del libro. A veces, Roma sí paga a traidores. Jesús Polanco pasó a ser miembro de la Trilateral en abril de1982[2], muy probablemente como expresión del respaldo del capital internacional a la victoria del PSOE que se produciría pocos meses después.
El caso de Estefanía, como tantos otros - el más conocido es el de las tarjetas Black de Bankia -  es representativo de la cara oculta de la Transición: el soborno de dirigentes políticos y sindicales de la izquierda.
El capital siempre llama al pacto social cuando las cosas no le van bien. Se olvida rápidamente de su liberalismo y apela a la solidaridad, al consenso y al Estado. No cabe duda de que la idea luminosa ha salido de las filas del Ibex 35. Los Pactos de la Moncloa fueron su mayor negocio - si no contamos el golpe fascista de 1936.  En la Transición, la ventaja es que las ganancias llegaron sin coste político.  Todo lo contrario. Como en todo gran pacto social, para el capital el beneficio es doble: consigue imponer sus objetivos y el enemigo de clase se autodestruye. Y el PSOE, representante privilegiado de la gran burguesía y hacedor de las agresiones más graves contra la clase trabajadora desde la Transición, se apresura ahora a cumplir su papel.
La estupidez más grande que podría cometer la clase obrera es creer lo que agitan profusamente los medios y, por supuesto, el Gobierno: que si VOX no quiere unos nuevos Pactos de la Moncloa, es porque serán buenos para las trabajadoras y trabajadores. Como ya escribí al analizar la sesión de investidura[3], el esperpento de la extrema derecha sirve como espantajo preventivo ante el cual cualquier otra opción se considera un mal menor.
Recuperar la Memoria
Ante una situación extremadamente dura como la que se avecina, las trabajadoras y  los trabajadores necesitamos recuperar la memoria y analizar objetivamente lo que realmente supusieron esos pactos y lo que ha sucedido desde entonces hasta ahora. Y, sobre todo, lo que implicó dejarse arrastrar por falsos llamamientos a la unidad que siempre suponen para nosotras retrocesos – ahora directamente hacia el abismo -  y ganancias para ellos.
En los Pactos de la Moncloa hubo un elemento clave: el PCE, encabezado por su secretario general Santiago Carrillo. El resto fueron meras figuras decorativas hasta el punto de que  Alianza Popular no los firmó y nadie se acuerda de ello; porque no importaba. El objetivo central era domesticar al potente movimiento obrero, combativo y organizado, que recorría el territorio del Estado español. Un movimiento obrero estructurado en torno a las Comisiones Obreras, o Comisiones Representativas, surgidas desde las mismas asambleas de fábrica o de tajo, y por lo tanto enraizadas, más allá de las cualificaciones o la ideología, en el conjunto de las trabajadoras y trabajadores y garantes de uno de los elementos claves de la lucha obrera: la unidad de clase.
La fuerza organizada de quienes crean la riqueza y hacen posible la vida había conseguido imponer mediante luchas durísimas, con los sindicatos ilegalizados y centenares de sindicalistas en la cárcel, la Ley de Relaciones Laborales más progresista que se ha conocido.
Y se hizo en plena crisis económica. Llamo la atención sobre esto porque cuando se promulga esta Ley, en abril de 1976, la situación era muy parecida a la que se vivía en el momento de la firma de los Pactos de la Moncloa dieciocho meses después; sin embargo, en su preámbulo se alude, a diferencia de los Pactos, no a la crisis sino a las “legítimas aspiraciones de los trabajadores”. La crisis, y los sacrificios de “todos” necesarios para superarla, es el mantra que se repite cuando de lo que se trata, como ahora, es de imponer nuevos recortes de derechos y de condiciones de vida.
La Ley de Relaciones Laborales de 1976 establecía[4], entre otras cosas, que la naturaleza del trabajo determinaba el tipo de contrato; es decir, todo contrato era indefinido, salvo unas pocas excepciones. Se prohibía y se sancionaba el prestamismo laboral y las empresas de trabajo temporal; se reducía la jornada laboral, se ampliaba el permiso de maternidad, etc. Pero sobre todo, se regulaba el despido improcedente de forma favorable a las trabajadoras y los trabajadores. El artículo 35 disponía lo siguiente: "Cuando en un procedimiento por despido, el Magistrado de Trabajo considere que no hay causa justa para el despido, en la sentencia que así lo declare condenará a la empresas a la readmisión del trabajador en las mismas condiciones que regían antes de producirse aquel, así como del importe del salario dejado de percibir desde que se produjo el despido hasta que la readmisión tenga lugar”. En el apartado 4 de este mismo artículo se prohibía que el despido fuera sustituido por indemnización económica salvo acuerdo voluntario de las partes[5]. Este artículo era esencial, como bien se puede comprobar ahora, para luchar contra las "listas negras" y la represión sindical.
Esta Ley es clave para desmontar el argumento central de quienes firmaron los Pactos en representación de la clase obrera: que la correlación de fuerzas no permitió hacer otra cosa. En este sentido, es importante destacar que esto ocurría a contracorriente del resto de los países centrales del capitalismo, donde los amplios derechos laborales conquistados por la victoria contra el fascismo en la II Guerra Mundial - que fue sobre todo una guerra de clases - habían entrado en fase de demolición con la piqueta de las políticas neoliberales.
En el Estado español la correlación de fuerzas en la lucha de clases era otra. A pesar de los durísimos coletazos del final de la Dictadura - los fusilamientos del 27 de septiembre de 1975, el asesinato de cinco trabajadores y los cientos de personas heridas de bala el 3 de marzo de 1976 en Vitoria o la matanza de los abogados laboralistas de Atocha el 24 de enero de 1977 - la combatividad y la organización del movimiento obrero eran grandes y crecientes. Además no se trataba sólo de reivindicaciones laborales. El movimiento estaba impregnado de contenidos políticos de ruptura con el Régimen que agonizaba y de exigencias de democracia y de control obrero en la empresa. La fuerza organizada de la clase obrera fue capaz de sobreponerse a los vientos neoliberales que empezaban a arrasar las políticas sociales en una CEE[6] con poderosas centrales sindicales y supuesto paraíso de los derechos sociales.
Año y medio después, los preceptos de esa Ley se convirtieron en agua de borrajas. No se produjo un cambio en la correlación de fuerzas, sino una monumental traición de clase.
Es curioso leer que el PCE defendía los Pactos argumentando que las medidas agresivas contra la clase obrera no iban a durar más de “año y medio”, el tiempo de acabar con la crisis, o que participar de ellos era la manera de evitar un golpe de Estado. Sucedió exactamente lo contrario. La crisis continuaría profundizándose y de hecho fue el gran pretexto para el nuevo ataque que vendría con la cínicamente llamada reconversión industrial, y el ruido de sables tomaría cuerpo el 23 de febrero de 1981. El saldo real, apabullante, fue que ante ambos acontecimientos la clase obrera era ya mucho más débil.
Lo más importante de los Pactos de la Moncloa no fueron sus medidas concretas contra la clase obrera: pérdida del poder adquisitivo de los salarios, facilitación del despido[7], etc, a cambio de una tímida reforma fiscal, muy por debajo de la existente en Europa occidental y que progresivamente, todos los gobiernos han ido cambiando a favor del capital. Mientras tanto, como sabemos, la evasión y el fraude fiscal adquiere proporciones gigantescas. 
El cambio cualitativo que introdujeron los Pactos de la Moncloa y que los sitúan como piedra angular del retroceso imparable sufrido por los derechos laborales desde entonces hasta ahora, es de naturaleza ideológica. Esos acuerdos plasmaron con la firma de quienes tenían mayor influencia entre la clase obrera la preeminencia de la lógica del capital sobre cualquier otra consideración, y la aceptación del orden capitalista como algo natural y permanente. Se capitulaba ante el dogma central del capitalismo: para que a la clase obrera le vaya bien, lo prioritario es restaurar la tasa de ganancia del capital y, en aras de la competitividad, hay que liquidar los obstáculos que se le oponen: terminar con la negociación colectiva, reducir al máximo los costes laborales y "flexibilizar" tanto la contratación como el despido.
Bajo esa égida, y con un debilitamiento progresivo - organizativo, político e ideológico - contrarreforma tras contrarreforma, recorte tras recorte, hemos llegado al esperpento de la situación actual: con millones de personas trabajadoras en la miseria, más de un millón de jóvenes con alta cualificación en la emigración, los servicios públicos degradados y sometidos a la lógica del beneficio privado y condiciones de trabajo de semi-esclavitud.
El balance de estos cuarenta años en términos de clase es tan obvio que no merece la pena argumentarlo. Los enormes negocios de las privatizaciones de la banca pública y las empresas estratégicas de transporte, comunicaciones, energía, etc, son las grandes fortunas del Ibex 35; monopolios que a su vez, están en buena medida en manos de los grandes bancos.
La explotación y la miseria de millones de trabajadores y trabajadoras – 12 millones en situación de extrema pobreza - se esconde bajo cifras indignantes. Mientras los beneficios empresariales de los grandes monopolios registraban crecimientos del 60% en los últimos años, el salario medio ha sufrido una pérdida de poder adquisitivo de 133 euros anuales.
Y en estas condiciones, ¿nos hablan de Pacto Social? ¿Qué más quieren robar?
No conviene engañarse. En las crisis, la inversión de capital se frena, e incluso hay una huida masiva de capitales como la que ya está sucediendo – tan patriotas ellos – porque no ven posibilidades de recuperar la tasa de ganancia. Y la inversión no vuelve hasta que no se ha producido un “saneamiento” - es decir la destrucción de empresas débiles, fundamentalmente la pequeña y mediana empresa - y condiciones más favorables de explotación de la mano de obra.
En definitiva, cuando tanto el Gobierno como el BCE ponen en poder de la banca y de las grandes empresas la capacidad de decisión sobre los fondos públicos, no sólo es que los vayan a emplear para rescatarse a sí mismos, sino que sus intereses son opuestos a la salvación de las decenas de miles de pequeñas y medianas empresas, de las que dependen millones de trabajadoras y trabajadores.
No insistiré aquí en la mezquindad de las ayudas directas del Gobierno, frente a las aplicadas por otros gobiernos, y su vergonzosa pasividad para intervenir empresas privadas, aun cuando la situación adquiere tintes dramáticos en la sanidad pública. Todo ello da idea de lo que se puede esperar de este Ejecutivo de coalición por sí mismo o, como podría ocurrir, si se acaba incorporando a la toma de decisiones alguna de las tres derechas.
No podemos seguir siendo presas del círculo vicioso que nos amarra desde la Transición: huir del PP para que gobierne el PSOE para, tras comprobar que practican las mismas políticas, hacer el mismo camino en sentido contrario.
Cuando la situación es tan dramática como la que vivimos - y la que asoma sabemos que será mucho peor - no podemos consentir que el caos y la barbarie sigan imperando.
Es intolerable que prevalezcan los mecanismos represivos en el confinamiento - con el esperpento de ver a diario a los representantes del ejército, la guardia civil y la policía informando de la evolución de la pandemia - mientras se mantiene la producción de bienes no esenciales a mayor gloria del capital, y condenando a una sobremortalidad evidente a los territorios donde se concentra esa clase obrera obligada a trabajar con riesgo de su vida[8].
No podemos consentir que permanezca impune el desmantelamiento de la sanidad pública, que está produciendo escandalosas carencias de atención y centenares de muertes perfectamente evitables. Porque ese deterioro, perfectamente planificado desde las Consejerías de Sanidad, tiene responsables concretos que han venido  preconizando la superioridad de la sanidad privada, permitiendo la entrada masiva del capital privado - fondos buitres incluidos -  en la gestión con fondos gubernamentales de la sanidad pública[9] y reduciendo y precarizando hasta extremos inconcebibles las condiciones de trabajo del personal.
Es una irresponsabilidad afrontar la hecatombe social y económica que se avecina permitiendo que la oligarquía financiera y monopolista siga imponiendo su ley de hambre, enfermedad y muerte.
Precisamente el desastre actual es el resultado de una izquierda débil y cobarde que, bajo el eufemismo del pacto social, ha venido aceptando la dictadura del capital, más salvaje cuanto más se debilitaba la clase obrera. Y aún siguen tratando de justificar su goteo incesante de concesiones con el argumento de una “correlación de fuerzas adversa” que, curiosamente, esta misma izquierda contribuye a alimentar paralizando movilizaciones y blanqueando mensajes combativos.
Es hora de enfrentar la situación desde claves diferentes. Desde posiciones que necesaria e imprescindiblemente tienen que enfrentar la lógica del capital.
No hay otra: o se salva al capital, o se salva al pueblo. La resolución de este dilema es una cuestión de poder. En ese sentido, lo que Red Roja propone no es un plan de choque de los muchos que se están proponiendo como peticiones o exigencias dirigidas al Gobierno, y que pueden muy bien compartirse, pero que no poseen, ni se plantean, el poder político para llevarlas a cabo.
El llamamiento de Red Roja plantea la necesidad de cambiar radicalmente el enfoque y construir un poder alternativo edificado sobre la hegemonía de la satisfacción de las necesidades sociales, que necesariamente tiene que romper con el orden existente, y que tenga al pueblo en el puesto de mando[10].
Abril de 2020




[1]          https://elpais.com/diario/1977/11/02/espana/247273207_850215.html
[6]        Comunidad Económica Europea
[7]     El empresario tenía libertad para despedir al 5% de la plantilla si la lucha obrera le obligaba a romper los topes salariales establecidos por los Pactos de la Moncloa.
[8]          https://elpais.com/espana/
           

[9]     En el año 1997 se promulgó la Ley que permitía la gestión por parte de empresas privadas de todo tipo de hospitales, centros de salud, y centros socio-sanitarios "públicos". Eso sí, la financiación es siempre pública. Se aprobó en el Congreso de los Diputados con los votos de PP. PSOE, PNV, Coalición Canaria y Convergencia y Unió-.
        Un análisis de las consecuencias de la citada ley puede verse aqui. Maestro. A "Ley 15/97: el arte de confundirse con el paisaje. https://www.diagonalperiodico.net/cuerpo/ley-1597-arte-confundirse-con-paisaje.html

Quem manda no Bolsonaro? Un artigo de José R. da Silva (Quixemobim prensa)

Bolsonaro echa a su ministro de Salud mientras crecen las muertes por
 
Quem manda no Bolsonaro?
José R. da Silva Maramonhanga 

Bolsonaro provoca controvérsias e polariza os embates na sociedade, em meio a aguda pandemia da Covid-19 que ceifa milhares de vidas. Dia a dia, propaga arengas polêmicas e, até coloca na linha de tiro o seu próprio ministro da Saúde, mesmo com o crescente número de vidas ceifadas pela “gripezinha”. Os canais da monopolizada imprensa, particularmente as manipuladas “redes sociais”, reverberam a sua polêmica atuação. Suas atitudes e pronunciamentos são defendidas por uns enquanto outros tantos pedem sua renúncia. Ao mesmo tempo, o governo Bolsonaro - hegemonizado por militares de alta patente – baixa medidas de precarização e de eliminação dos direitos trabalhistas, maximiza a exploração da força de trabalho, não adota as medidas necessárias para conter o alastramento da pandemia, faz demagogia com falsa assistência aos mais pobres, enquanto concede mais privilégios aos setores abastados da sociedade, ao grande capital, particularmente aos bancos.

A imprensa, de modo geral, realiza massacrante e parcial cobertura da epidemia, foca no reacionarismo maquiavélico de Bolsonaro/generais/cúmplices, nas querelas palacianas e do podre parlamento e, deliberadamente, não mostra os malefícios embutidos nas medidas aplicadas em meio à crise; buscam ocultar que estas medidas do governo são para favorecimento dos grandes grupos econômicos através do acirramento da exploração e do massacre sobre os operários e demais setores empobrecidos da população. Cinicamente, apresentam essas medidas como “defesa de empregos”, “garantia de emprego e renda”. Até medidas como a precarização total de direitos de jovens que entrarem para o mercado de trabalho e também para os trabalhadores com 55 anos ou mais, – a chamada “carteira verde-amarela” - recentemente aprovada na Câmara dos Deputados; é apresentada cinicamente como “oportunidade de emprego para os mais jovens e os idosos”.

Dia a dia, o monopólio de imprensa através da Rede Globo, demais emissoras de televisão e outros meios, lança um bombardeio de mentiras sobre toda a população, confinada em suas moradias para tentar evitar a contaminação e sobre os trabalhadores forçados a continuar em seus postos de serviço. Bombardeia uma infinidade de informações superficiais e elaboradas mentiras, transforma brigas palacianas em sensação do momento, cria “heróis”, tudo astuciosamente misturado a maciça veiculação de vídeos pueris e outros abertamente racistas e fascistas nos grupos de mensagens.


Bolsonaro segue “o manual”

O comportamento de Bolsonaro, pode parecer errático e irracional; entretanto persegue fins determinados. Para desviar a atenção, aplica manobras ensinadas nos manuais militares, como “diversão”, “inquietação” e “guerra psicológica”. Em meio a essas manobras, o governo com a cumplicidade do Congresso Nacional, STF, partidos políticos e centrais sindicais, executa um grande ataque aos direitos trabalhistas, aumenta a exploração, promove e financia demissões, a redução de salários e o corte de direitos, enquanto beneficia as corporações monopolistas.

Segundo o manual militar:
“DIVERSÃO - Ação realizada com o propósito de distrair o inimigo, ocultando alguma outra ação, geralmente de maior envergadura.”
“INQUIETAÇÃO – Ação realizada com o propósito de ocasionar baixas, perturbar o inimigo, com a finalidade de abater-lhe o moral.”
“GUERRA PSICOLÓGICA – Emprego de ações psicológicas destinadas a gerar emoções, atitudes ou comportamentos em grupos inimigos e hostis, com o objetivo de combalir seu ânimo, destruir o moral ou levá-los à rendição...”.

Outra fonte reacionária, onde bebem Bolsonaro e generais é Maquiavel, um dos primeiros ideólogos da burguesia. Em sua obra, O Príncipe, Maquiavel destaca cinicamente:

“... Há dua maneiras de combater: uma com as leis, outra com a força. A primeira é distintiva do homem; a segunda, da besta. Porém como frequentemente a primeira não basta, é necessário recorrer a segunda. Um príncipe deve saber então comportar-se como besta e como homem... “; “ao comportar-se como besta, convêm que o príncipe se transforme em raposa e leão...”; “Há que saber disfarcar-se bem e ser ser hábil em fingir e em dissimular. Os homens são tão simples e de tal maneira obedecem as necessidades do momento, que aque que engana encontrara sempre quem se deixe enganar”.

Ironias da história, o título do capítulo XIV deste livro de Maquiavel é: “Dos deveres de um príncipe para com a mílicia”. E o do capítulo XVII: “Da crueldade e a clemência; e se é melhor ser amado que temido, ou ser temido que amado”.

Causou grande estardalhaço, mas não significou um afastamento informal de Bolsonaro, a movimentação do general Braga Neto para acumular o posto de “Estado-Maior do Planalto” junto com o de ministro-chefe da Casa Civil. Isso visou dar mais suporte ao capenga governo e controlar o excesso de incontinência verbal e virtual de Bolsonaro, que pode atrapalhar os planos da burguesia de intensificação da extração de mais valia, Ocupando os principais cargos do governo, o exército brasileiro, sob as ordens desses generais fascistas, norte-americanizados, mostra que continua a cumprir caninamente o papel de verdugo do povo. Não descartam agora o tosco e “banana” Bolsonaro, porque todos eles se locupletam, nutrindo a mesma podre e fascista ideologia de serviçais do grande capital, do latifúndio e do imperialismo. Avaliam que é mais “operacional” esse defensor de “milicianos” e admirador de ignóbeis torturadores e assassinos, como seu par e finado coronel Carlos Ustra, ex-chefe do DOI-CODI, centro de torturas e execuções do II Exército. Como cópia descarada do genocida Hitler, as atitudes de Bolsonaro mostram que nenhuma consideração de caráter moral ou cientifico o detém. O psicopata, por ser no momento o instrumento para as perfídias e crimes em execução pela burguesia, é mantido no cargo, assim como aconteceu com o então combalido e criminoso Michel Temer, mesmo pairando sobre ele as ameaças de “impeachment”, que são mais para ajustar as rédeas.


O capital acima de tudo”


O genocida Bolsonaro não esconde sua missão de proteger os interesses do capital a qualquer custo. "O que precisa ser feito? Botar esse povo para trabalhar, preservar os idosos, preservar aqueles que têm problema de saúde. Mais nada além disso. Caso contrário, o que aconteceu no Chile vai ser fichinha perto do que pode acontecer no Brasil. Se é que o Brasil não possa ainda sair da normalidade democrática que vocês [imprensa] tanto defendem." - afirmava na manhã de quarta-feira, dia 25 de março. Sua facciosa e mentirosa ação se reveste também de roupagem religiosa, mancomunado com milionários pastores-empresários, donos de igrejas evangélicas, como RR Soares, Silas Malafaia, Edir Macedo, Marco Feliciano e Luiz Hermínio, entre outros, aproveitadores da boa fé das pessoas e da ignorância.

É só pesquisar quem se beneficia com a crise agudizada pelo novo coronavírus para descobrir quem manda no Bolsonaro: a oligarquia financeira. O Palácio do Planalto, Ministério da Economia, o Banco Central e outros órgãos do governo, emitem várias medidas que favorecem principalmente o capital financeiro. Os grandes monopólios da burguesia, como a Federação Brasileira dos Bancos (Febraban), Confederação Nacional da Indústria (CNI), Câmara Brasileira da Indústria da Construção (CBIC), Confederação Nacional do Comércio (CNC), entre outros, comandam e estimulam a cínica campanha de “preservação das atividades econômicas”, dizem que “o fechamento dos bancos, indústrias e comércio geraria um caos na economia brasileira” e a “necessidade do imediato funcionamento/reabertura das empresas”. São esses monopólios que determinam o receituário de medidas antipovo.

Essa mesma oligarquia e monópolios utilizaram outros gerentes à seu tempo, como Temer, Dilma, Lula, FHC, Itamar, Collor, Sarney, generais do regime fascista de 64 e etc. As medidas que Bolsonaro aplica hoje são a continuidade da política de “reformas” trabalhista, previdenciária, universitária, sindical, tributária, entre outras, aplicadas à conta gotas nos governos anteriores, e agora de forma mais impactante e brutal. Salta aos olhos, o comportamento mesquinho e cruel dos ricaços capitalistas e a essência nazi-fascista do governo Bolsonaro/generais exposta cada vez mais. A crise expõem a completa falência política e moral desse sistema, da gerência Bolsonaro/generais, dos partidos eleitoreiros e do peleguismo. Os oportunistas bajulam Bolsonaro e várias de suas medidas, como o “orçamento de guerra” foram aprovadas à toque de caixa e por videoconferência por praticamente todos deputados e senadores. Lula, de tão calado que está nos últimos tempos, parece até que morreu. E os paladinos pelegos das centrais e sindicatos, em público fazem discursos de combate a Bolsonaro e a patronal, mas depois assinam todos acordos de cortes de salários e outros direitos dos trabalhadores.


Capitalismo Fascista ou Revolução?

A crise aguça a luta de classes, mostra as verdadeiras intenções das classes dominantes e dos governantes, mostra os alicerces podres do sistema capitalista e serve para aguçar a visão e elevar a consciência dos explorados. Fica evidente que a humanidade necessita, urgentemente, superar a bancarrota e a brutalidade do capitalismo. Este sistema que está em seu estágio final de parasitismo e decomposição, o imperialismo, que agudiza as catástrofes e promove desgraças, agressões e guerras por todo o mundo. Cresce a consciência de que é necessário estatizar os avarentos monópolios privados, como os da área da saúde, que é necessário conquistar e estabelecer a propriedade social dos meios de produção. Ao contrário da anarquia na produção, da concentração populacional nas grandes cidades e com o povo em precarissimas condições de vida, é necessária uma economia planejada, com o bem estar das pessoas em primeiro lugar e a repartição da terra para quem nela trabalha, com a destruição do latifúndio.

O governo Bolsonaro estimula o caos para militarizar ainda mais a sociedade, única forma da oligarquia financeira impor a sua macabra e escravizante exploração. Para impor ainda mais os seus interesses, a oligarquia financeira joga o país para o fascismo aberto, assim como acontece tambem em outros países. Cabe a classe operária e demais setores explorados do povo, organizar e preparar a resistência. O fascismo, essa força reacionária que tenta preservar, por meio da violência, o velho mundo, o que deve ser feito com os fascistas? Discutir com eles? Tratar de convencê-los? Isso não teria, absolutamente, nenhum efeito. A experiência histórica mostra que os trabalhadores e o povo devem se preparar para responder com violência à violência; fazer todo o possível para impedir que a ordem agonizante os esmague, não permitir que algeme as suas mãos, estas mesmas mãos que demolirão o sistema apodrecido. O fascismo apesar de sua ferocidade é fragil pois se sustenta em bases podres.

Mais do que nunca, retumba a conclamação: “Proletários de todos os países e nações oprimidas, uni-vos! E ecoam ainda mais fortes os versos de Eugène Pottier, feitos sob a inspiração da gloriosa Comuna de Paris (1871): “ Avante, párias da Terra! De pé, famélica legião! Trovoa a razão em marcha, é o fim da opressão. Do passado, há que fazer em pedaços, legião escrava, em pé a vencer, o mundo vai mudar de base, os nada de hoje tudo hão de ser. Nem em deuses, reis nem tribunos, está o supremo salvador. Nós mesmos realizemos o esforço redentor. Para fazer que o tirano caia e o mundo servo libertar, sopremos a potente fornalha que o homem livre há de forjar! Agrupemo-nos todos,na luta final. O gênero humano é a Internacional! ”

                                                                                                           Quixeramobim, 15 de abril de 2020