miércoles, 26 de septiembre de 2018

ITALIA: Declaración del PC maoista de Italia con motivo del 26 aniversario del discurso de la jaula del Presidente Gonzalo. (maoist road)


Ricordiamo, celebriamo il 26° anniversario del discorso dalla gabbia del presidente Gonzalo, da 26 anni detenuto in isolamento nelle carceri del regime peruviano e dell'imperialismo.
 
Il 25 settembre 1992, dalla oscena gabbia in cui l'aveva rinchiuso il regime corrotto, genocida e antipopolare di Fujimori sostenuto dall'imperialismo e dalla Cia, il Presidente Gonzalo, capo della rivoluzione peruviana, teneva il suo discorso, in cui, tra l'altro, affermava netto e chiaro:

“Noi siamo qui come figli del popolo e stiamo combattendo da queste trincee che sono anche trincee di lotta, di combattimento, e lo facciamo come comunisti perchè noi difendiamo qui gli interessi del popolo, i principi del partito, la guerra popolare. Questo è quello che facciamo, lo stiamo facendo e continueremo a fare... il cammino è lungo e lo continueremo, trionferemo... .... Di cosa abbiamo bisogno? Necessitiamo che il maoismo sia incarnato e lo si sta facendo e che si vadano generando Partiti Comunisti, capaci di condurre e infine dirigere questa nuova grande ondata della rivoluzione proletaria mondiale che si annuncia...”.


A 26 anni di distanza il Presidente Gonzalo, la Guerra Popolare in Perù soffre ancora di una crisi ma le parole del Presidente restano il punto di riferimento di come avanzare in Perù e sono di grande importanza nel mondo.
Il nostro Partito alla difesa di questo discorso e del Presidente Gonzalo, al sostegno al Pcp e alla guerra popolare non ha mai rinunciato, anzi in questi anni è stata l'unica forza nel MRI, nel MCI e nel nostro paese ad attenersi coerentemente e a portarli avanti.
Noi sosteniamo ancora oggi i compagni peruviani che in Perù e all'estero portano avanti la l'ideologia, la linea e la pratica della Guerra Popolare indicata dal Presidente Gonzalo.
Oggi in Perù e nel PCP si combatte il nemico principale l'opportunismo di destra su
scala nazionale e internazionale, opportunismo di destra che assume diverse sembianze in Perù e all'estero e che semina confusione e divisione: S'innalza la bandiera rossa del PCP, della Guerra Popolare, del Presidente Gonzalo
come icona dogmatica, per affossarla e per contrapporla alle altre guerre popolari nel mondo, in primis, la più sviluppata attualmente, la Guerra popolare in India.
L'applicazione del maoismo non può avvenire in forma dogmatica e stereotipata, perchè questo origina effettivi partiti 'membrete', incapaci di applicare alla realtà concreta il mlm con le necessarie innovazioni che i cambiamenti dell'imperialismo e le differenze nei singoli paesi domandano. Questa linea è fallita già nel nostro movimento e ha provocato danni e deviazioni, crea feudi e non partiti.
Così come è assolutamente necessario il bilancio storico del PCP per il suo rilancio strategico.
Nessuno addebiti al Presidente Gonzalo le semplificazioni di molti dei suoi sostenitori in Perù e all'estero:
Il Presidente Gonzalo, maestro di dialettica, ha, ad esempio, analizzato in maniera corretta e indicativa l'esperienza della lotta armata nei paesi europei negli anni '70, differenziandosi da ogni liquidazionismo, pur mettendo in luce che solo i Partiti Comunisti guidati dal mlm possono correttamente sviluppare questo tipo di lotta nei paesi imperialisti, nel contesto della strategia universale della guerra popolare applicata alla realtà di questi paesi, guerra popolare che non può non avere come culmine e obiettivo finale l'insurrezione popolare per la conquista del potere politico. Il militarismo soggettivista di alcune posizioni presenti nel movimento comunista nei paesi imperialisti: la lotta armata senza partito, il partito senza politica rivoluzionaria, militaristi senza masse che lasciano il proletariato sotto il dominio dell'economicismo e del revisionismo, non ha nulla a che fare con l'elaborazione ideologica, politica del Presidente Gonzalo e con la storia del PCP e della Guerra Popolare sotto la direzione del Presidente Gonzalo.

Il nostro Partito ha inserito nelle sue tesi fondative quelle che vanno ritenuti i contributi del Presidente Gonzalo alla teoria rivoluzionaria marxista-leninista-maoista in sviluppo nella fase storica attuale:
"Il Pensiero Gonzalo
Nell’applicazione del marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo, alla realtà su scala mondiale e di ciascun paese, occorre far riferimento a quella che è oggi la punta avanzata nel movimento comunista internazionale: il Partito Comunista del Perù e il Pensiero Gonzalo. Gli elementi del pensiero Gonzalo stanno trovando verifica negli avanzamenti teorici e pratici dei partiti e organizzazioni maoiste; la loro “assimilazione critica” è condizione indispensabile per l’applicazione del maoismo alla realtà odierna.
Quali sono i contributi del Presidente Gonzalo:
— l’affermazione, nel fuoco della guerra popolare, del maoismo come terza e superiore tappa del marxismo-leninismo;
— l’affermazione teorica e pratica dell’universalità della guerra popolare come strategia vincente del proletariato in tutti i paesi del mondo, e in essa, la concezione del partito comunista m., costruito in funzione della preparazione, inizio e sviluppo della guerra popolare;
— la necessità dell’elaborazione di un “pensiero specifico”, frutto dell’applicazione creativa del m-l-m alla realtà di ogni paese, come arma per definire, affermare il programma, la strategia e la tattica della rivoluzione; è solo attraverso lo sviluppo di un “pensiero specifico” che si afferma in ciascun paese l’universalità del m-l-m, la rivoluzione proletaria mondiale e il comunismo;
— la concezione scientifica della Direzione, basata sull’elaborazione del Pensiero specifico sul piano ideologico e strategico, frutto dell’esperienza e della lotta rivoluzionaria del proletariato che forma i suoi capi, che rappresentano l’incarnazione e sintesi avanzata, capaci di condurre la rivoluzione fino alla vittoria."
Nel ricordare quindi il coraggioso e combattivo discorso del Presidente Gonzalo dalla gabbia del regime peruviano e dell'imperialismo in cui è rinchiuso in isolamento da 20 anni rilanciamo con forza lo studio, l'analisi critica al servizio dell'applicazione dei contributi del Presidente Gonzalo, così come va rilanciato il sostegno alla guerra popolare in Perù, ai maoisti nel PCP e all'estero che operano per lo sviluppo della guerra popolare ,per la difesa della vita del Presidente Gonzalo e la richiesta di una presentazione pubblica e dal vivo che permetta al Presidente Gonzalo di pronunciarsi.

Partito Comunista maoista-Italia

BRASIL: RJ - Debate: Em defesa dos 23 e do direito de lutar!



Chegou até a redação de AND o convite para o debate Em defesa dos 23 e do direito de lutar!, organizado pelo Centro Brasileiro de Solidariedade aos Povos (Cebraspo) e Associação dos Docentes da Universidade Estadual do Rio de Janeiro (Asduerj).
O debate acontecerá: 26 de setembro, às 14 horas, no 9º Andar da UERJ.
Nova data: 27 de setembro, ás 14:30, no 9º Andar de UERJ
Segue descrição publicada na página em rede social Liberdade aos Presos Políticos – RJ:
Convocamos todos os movimentos populares, democráticos, revolucionários, entidades, sindicatos e apoiadoras e apoiadores independentes a comparecerem e apoiarem mais essa atividade que comprova que “Não é só pelos 23, é por todas e todos que lutam”.
Participarão da mesa:
Vladmir Safatle – filosofo e professor da USP,
Igor Mendes - escritor e um dos 23 processados 
Rebeca Martins – diretora do Sindicato Estadual dos Professores da Educação – RJ (Sepe)
Deborah Fontenelle - professora da UERJ e diretora da Asduerj
Representante da Liga dos Camponeses Pobres

martes, 25 de septiembre de 2018

ECUADOR: Campaña en defensa de la vida del Dr. Sernas. FDLP-EC


Declaración conjunta ¡En defensa de la vida del Presidente Gonzalo enarbolar más alto la bandera del Maoísmo!

¡En defensa de la vida del Presidente Gonzalo enarbolar más alto la bandera del Maoísmo!

September 24, 2018

¡Proletarios de todos los países, uníos!

¡En defensa de la vida del Presidente Gonzalo enarbolar más alto la bandera del Maoísmo!

Finalmente ahora escuchemos esto, como vemos en el mundo, el maoísmo marcha inconteniblemente a comandar la nueva ola de la revolución proletaria mundial ¡entiéndase bien y compréndase! los que tienen oídos, úsenlos, los que tienen entendimiento y todos los tenemos manéjenlos ¡basta de necedades basta de oscuridades! ¡entendamos eso! ¿qué se desenvuelve en el mundo? ¿qué necesitamos? necesitamos que el maoísmo sea encarnado y lo está haciendo y que pase generando Partidos Comunistas, a manejar, a dirigir, esa nueva gran ola de la revolución proletaria mundial que se nos viene. (Discurso Presidente Gonzalo, set.1992)
Los Partidos y Organizaciones marxistas-leninstas-maoístas firmantes nos reafirmamos, en esta solemne celebración de los 26 años del histórico y transcendental discurso del Presidente Gonzalo, en su plena vigencia y muy especialmente en defender la vida de ese titán del pensamiento y la acción, Jefe del Partido Comunista del Perú y de la revolución peruana; quien ha definido el maoísmo, como nueva, tercera y superior etapa del marxismo y quien estableció, que ser marxista hoy es ser marxista-leninista-maoísta, principalmente maoísta. Entendemos que la defensa del Presidente Gonzalo, implica luchar de la forma más consecuente por poner el maoísmo como único mando y guía de la nueva gran ola de la revolución proletaria mundial, que ya se está desarrollando. Entendemos que esa lucha es parte de la tarea para reunificar a los comunistas del mundo, que implica poner en primer lugar los principios del marxismo, los intereses de clase del proletariado internacional, la lucha de liberación de los pueblos y naciones oprimidos, en fin la lucha por el Comunismo.  

La campaña de celebración del 200° aniversario del natalicio del Gran Carlos Marx – a la cual procedió las celebraciones del 50° aniversario de la Gran Revolución Cultural Proletaria y del 100° aniversario de la Revolución de Octubre - ha marcado un salto en la lucha por unir a las comunistas en el mundo. Es una campaña, impulsada principalmente por los Partidos y Organizaciones Marxista-Leninista-Maoístas de América Latina, viene demostrando una más elevada unidad ideológica, política y organizativa de parte significativa del Movimiento Comunista Internacional (MCI) y, en su desenvolvimiento va aunando fuerzas nuevas.  Desde la campaña de celebración del 100° aniversario del natalicio del Presidente Mao Tsetung,  no ha habido una campaña similar en el MCI. Para que nadie se confunda: las campañas de apoyo a las guerras populares, obviamente, no han sido del mismo carácter, esta es un campaña de Partidos y Organizaciones con explicito carácter comunista - este hecho llama a una seria reflexión, porque es expresión, de cómo en la práctica, la lucha por la unidad se desenvuelve poniendo como punto de partida el marxismo-leninismo-maoísmo, principalmente el maoísmo, la lucha contra el revisionismo y el servir a la revolución mundial, en resumen, como se va plasmando la consigna ¡Unirse bajo el maoísmo!

También es importante resaltar, para todos los que quieren ver, que en los últimos años se ha dado un impulso importante en el MCI. En varios países donde las fuerzas comunistas estaban en un estado muy poco desarrollado, han resurgido Partidos y Organizaciones que enarbolan el marxismo-leninismo-maoísmo y bregan por reconstituir sus partidos comunistas destruídos por el revisionismo. La mayoría de estas fuerzas toman una clara posición por la definición del maoísmo hecha por el Presidente Gonzalo. Eso lleva a que algunos, ajenos de todo criterio marxista, los calificen como “gonzalistas” e imputen a la izquierda de “sectarios y dogmáticos”. Aparte de lo obvio – que el oportunismo y el revisionismo siempre han tildado a los marxistas así -  revela que no han entendido que estamos en el período de lucha por imponer  el maoísmo como único mando y guía de la revolución proletaria mundial y que al asumir el maoísmo como tercera etapa del desarrollo de la ideología del proletariado internacional, muchos partidos y organizaciones, en esencia, lo vieron solamente como cambiar una formulación, que hablar de maoísmo era un forma “más moderna” de hablar sobre el pensamiento Mao Tsetung.

Entonces, el problema en el MCI no radica, principalmente, en que el maoísmo no esté reconocido formalmente, sino en cómo lo entienden algunos, por eso la importancia de partir de quien definió el maoísmo como la nueva, tercera y superior etapa de nuestra ideología; porque solo partiendo de lo establecido cientificamente por el Presidente Gonzalo es que podemos entender el maoísmo como una unidad, como un sistema armónico. Sí no se parte de lo establecido por el Presidente Gonzalo se cae en eclecticismo, contraponiendo citas, pero no entendiendo las ideás. Si entendemos esto, podemos entender la razón por la cual, no son pocos los Partidos y organizaciones que llevando tiempo más prolongado se han quedado estancados y no dan saltos en su procesos, mientras los que más se afincan en aprender del Presidente Gonzalo, en general, van avanzando, principalmente en términos cualitativos, pero también en términos cuantitativos.  Los que se apuran de poner etiquetas les aconsejamos que abran sus ojos al verdad material en vez de dejarse exaltar por su imaginaciones.

Si vemos el estado real de la lucha por la reunificación de los comunistas en el mundo podemos constatar que en muchos aspectos estamos mucho mejor que lo que estuvimos en los mejores momentos del Movimiento Revolucionario Internacionalista (MRI), que si bien el MRI correctamente fue caracterizado por el Presidente Gonzalo como un “paso adelante”, él también señaló, con la precisión que le es propia, que “mientra se siga una linea ideológica-política justa y correcta”; será un paso adelante, y así el MRI sirvió a unir a los comunistas en base a la linea roja, y ésta no podía ser otra que la del Presidente Gonzalo. Es decir, lo principal de la evaluación del MRI es constatar que, sirvió a la revolución proletaria mundial - y en particular a la tarea de bregar por la reunificación de los comunistas, mientras sirvió a la lucha de poner el maoísmo como su único mando y guía; es decir, a  la lucha dirigida por el Presidente Gonzalo, y dejó de jugar un papel positivo, cuando los revisionistas del “PCR” de los Estados Unidos, aprovechando la situación problemática de la izquierda por el recodo en la guerra popular en el Perú, pasó a hegemonizarlo totalmente. Nunca debemos olvidar que la unidad es para servir a la revolución y solamente se la sirve cuando el interés del proletariado se impone. La unidad de los comunistas, hoy en el mundo,  solamente se puede dar en base al marxismo-leninismo-maoísmo, principalmente el maoísmo, de lo contrario no es unidad de comunistas, sino un especie de “frente” con el revisionismo y el oportunismo.             

El MRI fue liquidado por el manejo que hizo de la lucha de dos lineas el revisionismo. La maniobra de Avakian fue plantear como punto de partida su “critica” a la segunda línea oportunista de derecha, revisionista y capitulacionista en Perú, que, supuestamente, “no importa el autor sino la linea”, lo cual precisamente llevó a centrar el debate en torno quien era “el autor”. ¿O este miserable no sabía que los comunistas del mundo iban a saltar cuando se ponía en cuestión a la Jefatura? Así se desenrrumbó la lucha de dos lineas. El problema para la izquierda en el MCI, fue la situación difícil y compleja en la cual entró el PCP después de la detención del Presidente Gonzalo.

 Pese a todo, el PCP siguió cumpliendo su papel como la Fracción Roja del MCI y la guerra popular sigue siendo faro y guía de la RPM. Porque la vida del partido no puede ser cesada jamás y la guerra popular no se ha detenido ni un sólo instante. Pero, situaciones como la falta del Jefe causan problemas en la izquierda.   La derecha pudo así ir planteando sus posiciones (los ataques contra la dictadura del proletariado, la “justeza de las negaciones de paz como táctica”, la negación de la semifeudalidad y la evolución del capitalismo burocrático, la negación del las tres características del imperialismo, etc.) y todo eso pasó a segundo plano porque la atención se centró en “debatir” las maniobras de la guerra psicológica del imperialismo y la actuación siniestra de traidores. Alrededor del cambio de siglo la lucha se agudizó.  Así, la izquierda entró en problemas y, en gran parte, cayó en la trampa de Avakian, la iniciativa quedó en manos de la derecha y esta podía llevar la lucha de dos lineas a explotar y así el revisionismo liquidó el MRI.

Nadie puede culpar a los marxistas por los crímenes del revisionismo, pero sí es necesario este balance autocrítico de la izquierda, a cuya dirección le faltó la madurez y previsión necesarias para conjurar las intrigas del revisionismo, problema que se agravó al extremo por la infiltración y usurpación de aparatos enteros por parte de los servicios secretos y policiales de la reacción. 

Prachanda, por su parte, ya renegó hasta formalmente del marxismo-leninismo-maoísmo uniéndose con los revisionistas del UML, comprobando una vez más que nunca fue maoísta, que nunca fue el “gran dirigente” que tanto reclamaron quienes queríen negar lo planteado por el Presidente Gonzalo y el PCP, desnudándose ante el mundo como él más miserable arribista, traficante e intrigante que se ha presentado en los últimos décadas en el MCI – ya no se puede calificar este miserable como traidor porque ha demostrado que en toda su vida nunca fue comunista, sino lo único que le ha interesado ha sido su poder personal y por esto no tienen ningún miramiento en llamar “camaradas” a los verdugos de la revolución nepalí como son las ratas de UML.
Ya han pasado años desde que el galán Avakian se catapultó a sí mismo fuera de las filas del MCI.  Su “nueva síntesis” es una ruptura con el marxismo, es un deslinde absoluto con la ideología del proletariado internacional, es una negación abierta y descarada del marxismo-leninismo-maoísmo. Avakian, como Alejandro, se proclamó dios, la diferencia es que el segundo lo hacía para mantener su imperio y para controlar sus nuevas fuerzas, mientras el primero lo hizo para mantener su pequeña corte degenerada y poder seguir vegetando en el lodo.

Si bien, las posiciones revisionistas de ambos, principalmente de Avakian por haber sido la cabeza de la derecha, siguen repercutiendo, y la lucha contra aquellas por lo tanto no puede ser declarada por terminada, está el hecho que ambos huyeron de la lucha interna en el MCI y por eso tampoco pueden ser tomados como el centro en la lucha de dos lineas. Plantear que el centro de la lucha es criticar a estos dos miserables es plantear la conciliación con el revisionismo y es dar campo libre a la derecha.

El problema principal no está en los que se han quedado fuera, los renegados, sino en los que forman parte del MCI. Sí hay que desmontar y aplastar su nefasta linea, pero eso para unirnos más sobre el base del marxismo-leninismo-maoísmo, principalmente el maoísmo, con los aportes de validez universal del presidente gonzalo y eso implica debatir los puntos centrales y, en particular, lograr una compresión generalizada del maoísmo como unidad.
  
Hay quienes hasta ahora insisten en divulgar la patraña contrarrevolucionaria (que el Presidente Gonzalo sería la cabeza de la linea oportunista de derecha revisionista y capitulacionista). Argumentan con lo planteado por los traidores (“él me dijo” o “él me abrazó” y otros chismes) y con el manejo del imperialismo y la reacción de la guerra psicológica (“juicios” y videos “filtrados”). Supuestamente habría que tomar muy en serio cualquier cosa que venga de quien sea que quiere tirar lodo al Presidente Gonzalo, “analizar” y rompernos la cabeza para entrar en una discusión “si es él o no es él”. Están mal, porque no entienden que “el debate” ya se cerró, las comunistas ya tomaron posición y la cuestión esta definida: ha quedado demostrado que en ningún momento el Presidente Gonzalo ha negado la Base de Unidad Partidaria del PCP, es el jefe del Partido y la revolución, el más grande marxista-leninista-maoísta viviente sobre la faz de la tierra, sigue luchando transformando el campo de concentración de la Base Naval de Callao en la más alta luminosa trinchera de la guerra popular. Lo que corresponde es defender su vida con guerra popular. Son ya 26 años en los cuales el Presidente Gonzalo no ha podido comunicarse directamente con el Partido o el MCI, son 26 años de aislamiento absoluto, eso es lo concreto. Que el imperialismo, la reacción y el revisionismo van a seguir urdiendo intrigas está claro, lo otro sería que cambiarán su naturaleza (tesis de los seguidores del sagrado Avakian, que es un imposible), pero no podemos permitir que esas intrigas detengan el avance de los comunistas.
Qué quede claro: que los comunistas nos reafirmamos en el principio de la critica y autocrítica y la seriedad de un Partido, como nos enseño Lenin, se mide por su capacidad de asumir la autocrítica. Por eso no cerramos la puerta a nadie, aparte de los que han manchado sus manos con el sangre de la masas. Así, si los que han cometido faltas y errores graves quieren realmente corregirse son muy bienvenidos; para eso tienen que demostrar su condición de comunistas y cerrar filas con la izquierda, que entiendan que para ser jefe hay que mover a más que sus “cercanos y queridos”, que un jefe proletario no es un ridículo mandamás sino quien sabe dirigir la transformación del mundo.       

En ocasión de celebrar un nuevo aniversario del Discurso del Presidente Gonzalo, nos toca muy particularmente saludar a los camaradas del Partido Comunista del Perú, quienes con firmes pasos avanzan en la reorganización general del Partido y ya ven cercano el día su culminación; proceso que se da en medio de la guerra popular, como prueba, una vez más, las recientes acciones contundentes del Ejercito Popular de Liberación, manteniendo los Comités Populares y Bases de Apoyo. Los comunistas del mundo reconocemos el papel extraordinario del PCP y nadie puede dudar que la culminación de la reorganización de este Partido significara un impulso clave para la revolución proletaria mundial y será un pieza decisiva en la lucha por la reunificación del MCI.

Debemos entender que se cumple los que dijo el Presidente Gonzalo el 24 de septiembre 1992, el maoísmo esta encárnandose en los pueblos del mundo, esta generando Partidos Comunistas marxistas-leninistas-maoístas, pasa a dirigir la nueva gran ola de la revolución proletaria mundial. Lo que toca es luchar para que se encarne más, que avancen las guerras populares en marcha, que la guerra popular sea iniciada lo más pronto posible en cada país donde existen Partidos Comunistas, que se impulse aún más la lucha por la reconstitución de los Partidos en los países donde no los hay, para que sean partidos que inicien guerra popular. Entendiendo el maoísmo como unidad, marcharemos con cada vez más claridad y firmeza hacía la reunificación de los comunistas a nivel mundial, aplastando al imperialismo, la reacción y el revisionismo, aprendiendo del Presidente Gonzalo.    

¡Viva el Presidente Gonzalo!
¡Unirse bajo el Maoísmo!
¡La Guerra Popular vencerá inevitablemente!

Firmas:
Partido Comunista de Ecuador - Sol Rojo
Partido Comunista del Brasil (Fracción Roja)
Movimiento Popular Perú (Comité de Reorganización)
Fracción Roja del Partido Comunista de Chile
Organización Maoísta para la Reconstitución del Partido Comunista de Colombia
Núcleo Revolucionario para la Reconstitución del Partido Comunista de México
Comité Bandera Roja – Alemania
Comités para la Fundación del Partido Comunista (Maoísta), Austria
EE.UU. Guardias Rojos
Servir al Pueblo – Liga Comunista de Noruega
Colectivo Bandera Roja (Finlandia)

SOBRE EL BALANCE HISTÓRICO DE LA CONSTRUCCIÓN DE LA INTERNACIONAL COMUNISTA. Un documento de la UOC (mlm).

 Nota:
El presente documento fue incluido como anexo en el texto anteriormente publicado por R.O. sobre la herencia de la III Internacional.

 
SOBRE EL BALANCE HISTÓRICO DE LA CONSTRUCCIÓN DE LA INTERNACIONAL COMUNISTA

En la lucha actual por la construcción de una organización Internacional, indispensable cuartel general de la Revolución Proletaria Mundial, es ineludible el balance crítico del grandioso acumulado de la experiencia del Movimiento Obrero y Comunista; experiencia histórica que, al estar signada por el combate incesante al oportunismo, hace de su valoración un terreno de aguda lucha de líneas.
El carácter internacional del movimiento obrero exige que su organización comunista sea internacional. La Asociación Internacional de los Trabajadores3 o I Internacional tuvo dos objetivos: negar las sectas socialistas o semisocialistas, con una organización real de la clase obrera para luchar por la emancipación de los trabajadores, y reunir en un inmenso ejército único a toda la clase obrera combativa de Europa y América del Norte. Todo el desarrollo de la I Internacional fue, de un lado, el triunfo cabal del marxismo en el movimiento obrero y el declive del sectarismo; y de otro lado, el aprendizaje del proletariado mundial de la táctica marxista en cuanto a sus formas de lucha y de organización, sobre la base de su propia experiencia, la instrucción de los Congresos y la guía del Consejo General, órgano de dirección centralizada de toda la Internacional, ejercida en lucha frontal contra el anarquismo bakuninista, forma especial de sectarismo que trató de irrumpir e imponerse al interior de la Asociación.
3. Fue fundada en 1864 sobre un terreno internacionalista abonado por el trabajo de su precursora: La Liga de los Comunistas, que desde 1848 había publicado El Manifiesto del Partido Comunista, escrito por Marx y Engels.
La derrota de La Comuna de París, la persecución a los dirigentes de la Internacional y las intrigas de los bakuninistas motivaron su disolución. Haber cumplido su misión de crear las condiciones para que el movimiento obrero entrara a un nuevo período de lucha política por su dictadura de clase, aprendiendo que sin su propio partido político, la clase obrera es impotente en la lucha de clases, fue el motivo principal que hizo innecesaria su existencia. La Asociación Internacional de los Trabajadores trazó el camino y creó los cimientos de la organización Internacional necesaria para dirigir al proletariado en su misión histórica: sepultar al capitalismo.
La extensión del movimiento obrero, bajo la forma de partidos obreros socialistas en los diversos países, hizo necesaria la Internacional Socialista o II Internacional —nuevo instrumento para la acción internacional del proletariado, de la cual dijo Lenin “ha hecho un trabajo útil de organización de masas proletarias en el largo período pacífico de la peor esclavitud capitalista, en el curso del último tercio del siglo XIX y al comienzo del XX”— y a la vez, fue condición para el surgimiento de la tendencia a la organización federal y la tolerancia de defectos oportunistas aparentemente muy “típicos” de cada país, dos manifestaciones de nacionalismo burgués en el seno del movimiento obrero, no corregidas a tiempo y de consecuencias nefastas para la Revolución Proletaria Mundial. De igual modo, la lucha por reformas y la lucha parlamentaria, que jugaron un importante papel en el período pacífico de la revolución, dieron lugar al parlamentarismo y pacifismo como tendencia oportunista en los partidos socialistas que, al no ser combatida correcta y enérgicamente, se impuso corroyendo todo el movimiento obrero internacional, convirtiendo a la II Internacional en un instrumento inservible para el momento en que la agudización de las contradicciones del capitalismo en su fase imperialista, creó las condiciones para el triunfo revolucionario del proletariado.
El inicio de la primera guerra mundial imperialista reveló en toda su magnitud la traición de los jefes de la Segunda Internacional: enfrentamiento nacionalista de los obreros en defensa de la “patria”, renunciando al internacionalismo proletario; ayuda a la imperialista matanza obrera, en lugar de transformar la guerra imperialista en guerra civil revolucionaria; paz social, en reniego de la lucha de clases; ayuda a la burguesía, en vez de destruir su Estado reaccionario e implantar la Dictadura del Proletariado. Todo ello obligó a que Lenin declarara: “La Segunda Internacional está muerta, vencida por el oportunismo. Abajo el oportunismo y viva la Tercera Internacional, desembarazada de los renegados y del oportunismo”.
La Internacional Comunista o III Internacional fue el primer partido mundial de la revolución proletaria en la época del imperialismo, sucesora histórica de las mejores tradiciones de la Primera y Segunda Internacional; dirigente de la acción revolucionaria de las masas, de sus revoluciones e importantes luchas en todo el mundo, bajo la bandera de ¡Proletarios de Todos Los Países Uníos! Al decir de Lenin: “La III Internacional ha recogido los frutos del trabajo de la II Internacional, ha amputado la parte corrompida, oportunista, socialchovinista, burguesa y pequeño burguesa y ha comenzado a implantar la Dictadura del Proletariado”.
Desde su fundación hasta su disolución, fue papel de la Internacional Comunista combatir los errores oportunistas de la II Internacional y asumir sobre una nueva base los objetivos de “la creación de un organismo de combate, encargado de coordinar y dirigir al movimiento de la Internacional Comunista y de realizar la subordinación de los intereses de los movimientos en los diferentes países a los intereses de la revolución internacional”, en esencia, los mismos objetivos de la Asociación Internacional de los Trabajadores. La Internacional Comunista se constituyó en dirigente teórico y práctico del proletariado mundial, analizando la situación económica y política internacional y caracterizándola en los diversos períodos, denunciando las ofensivas de la burguesía imperialista contra el movimiento obrero, promoviendo la formación de nuevos Partidos Comunistas; apoyando las luchas proletarias en los distintos países, la revolución en las colonias y semicolonias; orientando las tareas de los comunistas en su lucha contra el imperialismo, en particular contra el fascismo durante la segunda guerra mundial imperialista; apoyando la Dictadura del Proletariado en la URSS y dirigiendo su defensa como base de la Revolución Proletaria Mundial.
El Primer Congreso de la III Internacional examinó cuestiones decisivas para el movimiento obrero mundial: la democracia burguesa y la dictadura del proletariado, las distintas corrientes socialistas, la situación internacional. Trazó las tareas específicas de la Internacional: generalizar la experiencia revolucionaria de la clase obrera; depurar el movimiento de las mezclas impuras de oportunismo y social-patriotismo; unir las fuerzas de todos los partidos realmente revolucionarios del proletariado mundial; facilitar y acelerar la victoria de la revolución comunista en el mundo entero. Y planteó de una manera nueva la lucha de la clase obrera en las colonias: “Desde ahora, en las colonias más desarrolladas la lucha ya no está empeñada solamente bajo la bandera de la liberación nacional; toma de inmediato un carácter social más o menos netamente definido”.
El Segundo Congreso en sus resoluciones delimitó campos con el oportunismo, reconoció la escisión del movimiento obrero causada por la aristocracia obrera, y construyó una nueva unidad para la actuación de los comunistas revolucionarios de todos los países en cuanto al papel del partido, el trabajo de los comunistas en los sindicatos —contra la internacional sindical amarilla—, la participación en las elecciones, las 21 condiciones de ingreso a la Internacional. También reafirmó la posición de principios de la I Internacional: “La emancipación de los trabajadores no es, en ningún modo, una tarea local ni nacional; es una tarea social e internacional”, y la necesidad de la centralización del movimiento obrero a nivel mundial: “La Internacional comunista no ignora, de manera alguna, que para alcanzar la victoria, la Asociación Internacional de los Trabajadores, que combate por la abolición del capitalismo y la instauración del comunismo, debe tener una organización fuertemente centralizada”. Y, en su manifiesto final, declaró: “La Internacional Comunista es el partido de la insurrección del proletariado revolucionario mundial”.
El Tercer Congreso trazó la táctica para un nuevo período de reflujo ante las derrotas revolucionarias por gobiernos burgueses en manos de oportunistas socialdemócratas, social-traidores. Fue una táctica para consolidar posiciones ganadas en un repliegue ordenado del movimiento obrero internacional, centrada en cuestiones como la Internacional Sindical Roja, el trabajo en las cooperativas obreras, la Internacional de la Juventud, el Movimiento Femenino, la cuestión de Oriente; consiguiendo con ella, crecer a 60 secciones, tres millones de miembros y 700 periódicos.
En sus resoluciones, el Cuarto Congreso precisó el contenido de clase de las consignas “Frente Proletario único” y “Frente Antiimperialista único”; analizó los ciclos de crisis y expansión del capitalismo “que […] Hasta su muerte será presa de esas fluctuaciones cíclicas. Sólo la toma del poder por el proletariado y la revolución mundial socialista podrán salvar a la humanidad de esta catástrofe permanente provocada por la persistencia del capitalismo moderno”; y reafirmó la forma de Partido Mundial de la Internacional, en correspondencia con el carácter internacional del movimiento obrero y comunista, regido en su funcionamiento por el centralismo democrático y asimilando las experiencias: la beneficiosa del Partido Mundial que en buena medida fue la I Internacional, y la perjudicial de la II Internacional, basada en la federación de partidos nacionales. Sólo un Partido del proletariado mundial podrá hacer realidad la exigencia más profunda del internacionalismo: que no sólo la revolución en cada país sea puesta al servicio de la revolución mundial, sino que supedite sus intereses a los intereses y necesidades de la revolución mundial del proletariado.
El Quinto Congreso orientó la bolchevización de los partidos comunistas —el Partido Comunista de China fue ejemplo, en la práctica, de constantes y exitosas campañas de rectificación—, la depuración de la convivencia con tendencias y elementos oportunistas en los partidos comunistas, su organización en el centralismo democrático; su construcción, no para el parlamentarismo burgués sino para dirigir a los obreros en la revolución que liquide el capitalismo y conquiste el poder, por lo que los partidos comunistas deben ser construidos con base en los proletarios, en la fábrica principalmente y demás lugares de trabajo.
El Sexto Congreso —realizado en pleno ascenso del fascismo y el creciente peligro de una segunda guerra mundial— aprobó la “Campaña internacional contra la guerra imperialista y la defensa de la Unión Soviética”, estableciendo en el Programa:
El proletariado internacional, que tiene en Rusia su única patria, el bastión de sus conquistas y el factor esencial de su liberación internacional, debe contribuir al éxito de la edificación del socialismo en la URSS y defenderla con todos sus medios de los ataques de las potencias capitalistas.
Fue este un programa comunista íntegramente revolucionario, expresión superior de la experiencia histórica del proletariado, en el que en primera línea figura la lucha por la Dictadura del Proletariado, el Socialismo y el Comunismo mundial.
El Séptimo y último Congreso de la Internacional Comunista —fiel a la correcta política de Frente Único y las orientaciones para la formación de Frentes Populares, manteniendo la independencia de clase del movimiento obrero— orientó la política del Frente Unido Antifascista, política que llevó al heroico triunfo de la URSS sobre el fascismo y el nazismo; fue practicada victoriosamente en la Revolución de Nueva Democracia en China pero no en España, en cuya guerra civil, si bien se formó un Frente Popular, se perdió la independencia de clase en su dirección, dejándola en manos del republicanismo burgués, lo cual se constituyó en una de las causas de la derrota. La línea del VII Congreso se constituyó en cuestión de frontal divergencia entre los marxistas leninistas y el trotskismo internacional y, actualmente, divide y es motivo de discusión entre los marxistas leninistas maoístas.
Sobre la política de Frente Único y Frentes Populares, ya existían vacilaciones y el germen de una división en el seno de la III Internacional: por un lado estaba una línea de derecha que interpretó esas formulaciones como claudicación frente a la burguesía antifascista, implantación del reformismo y la conciliación de clases; de otro lado estaba la línea marxista leninista que pugnaba por conseguir los objetivos inmediatos del movimiento obrero —la derrota del fascismo— sin sacrificar los intereses vitales y últimos del movimiento. Tal lucha de líneas quedó velada en el VII Congreso que no condenó expresamente la tendencia de renunciar a la independencia de clase en el Frente; no delimitó claramente las fronteras entre marxismo y oportunismo en esa cuestión, tolerando el eclecticismo que al final favoreció una aplicación oportunista de la línea de la Internacional por parte de muchos partidos comunistas, y que degeneró francamente hacia la concepción browderista, según la cual la lucha contra el fascismo suprime la lucha de clases en cada país —renuncia a la lucha contra la burguesía antifascista— y considera al imperialismo antifascista como progresista, ocultando el carácter reaccionario y rapaz de todo imperialismo —sea o no fascista— desviando al movimiento obrero hacia la socialdemócrata conciliación de clases y la renuncia a la lucha anti-imperialista. Dos interpretaciones diametralmente opuestas sobre Frente Único y Frente Popular, donde los comunistas tenían unidad formal en la orientación, pero división real en su comprensión y aplicación práctica.
El llamado de la III Internacional en defensa de la Unión de Repúblicas Socialistas Soviéticas —URSS— ante la agresión imperialista fue correcto:
“Esto no fue meramente cuestión de solidaridad hacia una víctima de la agresión, sino de la profunda convicción de que la defensa de la Unión Soviética era a la vez la defensa de la base de apoyo socialista para la revolución mundial”4.
4. Declaración del MRI 1984
El Comité Ejecutivo no clarificó a fondo en el movimiento, el carácter de los compromisos de la URSS con Estados Unidos, Gran Bretaña y Francia, explicando que “Tales compromisos no requieren que los pueblos de los países del mundo capitalista hagan iguales compromisos en sus respectivos países”5.
5. Palabras del Presidente Mao en 1946, citadas en la Declaración del MRI  1984.
Por su parte, la hipócrita política imperialista de “no intervención” en la Guerra Civil española, en realidad fue una mampara para convertir esa Guerra Civil en el preámbulo de la Segunda Guerra Mundial imperialista; tal política no fue aprehendida en esa dimensión por el Comité Ejecutivo de la III Internacional, por lo cual, la magnífica campaña de la Internacional —de denuncia a las violaciones imperialistas de la “neutralidad”; en contra de los suministros de armas a los fascistas; por la solidaridad y ayuda a los republicanos con alimentos, medicamentos y armas principalmente por parte de la URSS; de movilización e instrucción de voluntarios antifascistas organizados en las Brigadas Internacionales con 35.000 combatientes procedentes de 54 países— militarmente fue extremadamente débil ante la intervención de un ejército de 300.000 soldados y oficiales fascistas desde Italia y Alemania.
En un balance general, la Declaración del MRI en 1984, señaló correctamente tres desviaciones que se presentaron en el seno de la III Internacional:
Primero, la distinción entre el fascismo y la democracia burguesa en los países imperialistas… tendió a hacer un absoluto de la diferencia entre estas dos formas de la dictadura burguesa y también a hacer de la lucha contra el fascismo una etapa estratégica aparte. Segundo, se desarrolló una tesis que sostenía que la creciente pauperización del proletariado crearía la base material para remediar la división de la clase obrera en los países avanzados… Tercero, cuando el fascismo se definió como el régimen del sector más reaccionario de la burguesía monopolista en los países imperialistas, esto le dejó la puerta abierta a la peligrosa tendencia reformista y pacifista de identificar a un sector de la burguesía monopolista como progresista […]
También fue correcta su valoración general:
Mientras es necesario hacer el balance de estos errores y aprender de ellos, es igualmente necesario reconocer a la Internacional Comunista, inclusive durante este período, como parte del patrimonio de la lucha revolucionaria por el comunismo y rechazar los intentos liquidacionistas y trotskistas de aprovechar los errores reales para sacar conclusiones reaccionarias6.
6. Declaración del MRI 1984
El 22 de mayo de 1943, por Resolución del Presídium del Comité Ejecutivo —no por una imposición de Stalin como lo presenta el oportunismo trotskista—, la III Internacional fue disuelta, en una medida circunstancial por las nuevas condiciones creadas por la guerra, para facilitar un frente común contra el fascismo y defender la Patria Socialista. Sin embargo, la III Internacional estaba ya dividida en lucha entre la línea marxista leninista y las tendencias oportunistas de derecha.
La causa objetiva de las vacilaciones, de la tendencia a conciliar con la burguesía y el imperialismo —manifiestas desde del VII Congreso— estaba en la situación mundial de la época: la guerra que preparaban los imperialistas era “una guerra injusta, reaccionaria, imperialista”, pero además, como aclaró Stalin:
La Segunda Guerra Mundial contra los Estados del Eje, a diferencia de la primera, tomó desde un principio el carácter de una guerra antifascista y liberadora, uno de cuyos objetivos era el restablecimiento de las libertades democráticas. La Entrada de la Unión Soviética en la guerra contra las potencias del Eje no podía sino reforzar, y de hecho reforzó, el carácter antifascista y liberador de la Segunda Guerra Mundial.
Esta dualidad del carácter de la guerra fue la base material para el surgimiento del oportunismo de derecha que, en su versión extrema, llegó hasta el browderismo.
La principal causa subjetiva de la persistencia y posterior afianzamiento del oportunismo de derecha y su evolución hacia el revisionismo, estaba en la incomprensión de la dialéctica de la lucha de líneas en el seno del Movimiento Comunista Internacional. En el VII Congreso se derrotó formalmente, las tendencias de derecha, en el terreno organizativo, pero no en el terreno ideológico. La resolución de disolución, por las circunstancias de la Segunda Guerra Mundial, donde muchos partidos comunistas fueron diezmados por la reacción, no contó con unas condiciones favorables para llevar la lucha de dos líneas hasta el fondo, hasta la delimitación exacta de fronteras entre los oportunistas de derecha —nacionalistas partidarios de la liquidación completa de la Internacional— y los internacionalistas, para quienes era aceptable una disolución temporal pero no una liquidación de este vital instrumento de lucha que materializaba el internacionalismo proletario.
Puesto que para el oportunismo era insostenible un partido mundial del proletariado bajo una dirección marxista7, se impuso en el Movimiento Comunista Internacional, en cuanto a la forma organizativa de su unidad internacional, el nacionalismo burgués, esto lo confirma la decisión del Presídium del Comité Ejecutivo:
7. En el extinto MRI, fue manifiesta la oposición al carácter de Partido Mundial que debe tener una Internacional que de veras marche a la vanguardia de la Revolución Proletaria Mundial. El Partido Comunista de la India (ML) Naxalbari antes de unificarse con el Partido Comunista de la India (Maoísta)— lo expresó con claridad, y de paso evidenció que la denominación nuevo tipo referida a la Internacional, es ecléctica. Dice así: El comité [del MRI] se concibió como un centro político embrionario. Esto se ajustó al objetivo declarado de trabajar hacia la formación de una Internacional de nuevo tipo. La denominación nuevo tipo fue incorporada precisamente para distanciar esta futura Internacional de la concepción del Comintern de ser el partido del proletariado mundial”. Apéndice 2 de la Revista Naxalbari No. 4 Sobre la situación actual del movimiento revolucionario internacionalista y el desafío de reagrupar a los partidos maoístas a nivel internacional  Agosto 2010.  
Contra el Avakianismo  Informe del PC de la India (M-L) NAXALBARI Sobre la Situación Actual del MRI y el Desafío de Agrupar a los Partidos Maoístas a Nivel Internacional (Agosto 2010)
La forma orgánica de asociación de los obreros, elegida por el I Congreso de la Internacional Comunista, que respondía a las necesidades del período inicial de renacimiento del movimiento obrero, ha ido caducando cada vez más, a medida que crece ese movimiento y se complican sus tareas en los diferentes países, hasta convertirse en estorbo para una consolidación mayor de los partidos obreros.
La disolución de la III Internacional quedó en apariencia como producto sólo de las duras circunstancias; el argumento de facilitar la unidad de las fuerzas antifascistas en los hechos no facilitó tal unidad pero sí debilitó la unidad internacional del proletariado. La alianza de las fuerzas antifascistas no era incorrecta, lo incorrecto fue hacerla a costa de perder la independencia del movimiento obrero, liquidando definitivamente su organización internacional. La forma de disolver la III Internacional fue impuesta, imprevista e incorrecta; lo correcto hubiera sido disolverla temporalmente por las condiciones de fuerza impuestas por la guerra, o definitivamente por la imposibilidad de convivir en una misma organización con el oportunismo nacionalista o que los revolucionarios internacionalistas se retiraran —como lo hicieron los bolcheviques en la II Internacional cuando entró en bancarrota por el predominio del oportunismo socialchovinista— pero sin sacrificar la necesidad de la organización internacional del Movimiento Obrero y Comunista, como en efecto ocurrió desde entonces, y peor aún, acogiendo “la autonomía” de los partidos contra la dirección centralizada con argumentos como:
*El ascenso nacional y la movilización de las masas con vistas a la rápida victoria sobre el enemigo pueden realizarse de modo mejor y más fructífero con los esfuerzos de la vanguardia del movimiento obrero de cada país en el marco de su propio Estado”8.
8. Revista La Internacional Comunista  1943, No. 5 y 6.
Argumentos que años después fueron explanados más abiertamente por dirigentes de la Internacional:
El crecimiento de los partidos comunistas, la necesidad de resolver rápida y operativamente los problemas concretos de la actividad antifascista y la altura del papel de los comunistas en la lucha por los intereses de toda la nación, exigían mucho más que antes que los partidos fueran autónomos y dinámicos, que renunciaran a las formas de dirección desde un centro único, por haberse convertido en un obstáculo para su desarrollo9.
9. Así se lee en el Compendio de historia de la Internacional Comunista preparado por el Instituto de Marxismo-Leninismo anexo al CC del PCUS, con participación y ayuda de dirigentes de la IC o colaboradores de sus instituciones y órganos de prensa: WALTER ULBRICHT, DOLORES IBARRURI, JACQUES DUCLOS, TIM BUCK, HALED BAGDACHE, VICTORIO CODOVILLA, GEORGES COGNIOT, INKERI LEHTINEN, BORIS PONOMARIOV, PALME DUTT, DEZSO NEMES, FRIEDL FURNBERG, EMILIO SERENI, RUBEN AVRAMOV, ANDREW ROTHSTEIN, y que fue publicado, al parecer, en los años 60 por Editorial Progreso de Moscú, sobre lo cual es necesario expresar reserva respecto a la veracidad de esta fuente, dada la dirección revisionista de la Editorial.
Los aciertos de la Internacional Comunista pesan más que sus errores y los marxistas leninistas maoístas —tal como lo hicieron sus antecesores en los años 60 y 80 del siglo XX— reconocen su historia y sus innegables aportes al avance de la Revolución Proletaria Mundial. La experiencia de la III Internacional es un invaluable patrimonio del Movimiento Obrero y Comunista Internacional y por tanto los marxistas leninistas maoístas rechazan todo intento de aprovechar sus errores, para negar y renegar abierta y soterradamente de la Internacional Comunista.
El Partido Comunista de China10 cumplió sus deberes internacionalistas destacándose la gran lucha que encabezó contra el revisionismo jrushchovista, en realidad la continuación y desarrollo de la lucha de dos líneas que había despuntado ya en el ocaso de la III Internacional; lucha de dos líneas desarrollada con acierto y coronada con la Proposición Acerca de la Línea General para el Movimiento Comunista Internacional, más conocida como La Carta de los 25 Puntos, pero que a pesar de ser antecedida por Declaraciones votadas en las Conferencias de Moscú de 1957 y 1960, La Carta de los 25 Puntos es sustentada exclusivamente por el Partido Comunista de China, y no condujo inmediatamente a un reagrupamiento internacional de los Partidos Marxistas Leninistas. Había calado hondo la idea de dar prioridad a la “autonomía” de los Partidos sobre su centralización internacional. El juicio del MRI en su Declaración denota también la lucha de dos líneas frente al problema de la centralización, de una parte afirma correctamente:
10. El citado Compendio de historia de la Internacional Comunista, dice que frente al apoyo de los partidos a la propuesta de disolución de la IC, la única excepción fue una Declaración del CC del Partido Comunista de China, citando en una nota la Revista La Internacional Comunista  1943, No. 5 y 6 pag. 23.
Mientras que el PCCh prestó gran atención al desarrollo de partidos marxista-leninista-maoístas en oposición a los revisionistas, no encontró las formas ni los modos necesarios para desarrollar la unidad internacional de los comunistas. A pesar de las contribuciones a la unidad ideológica y política, esto no se reflejó en esfuerzos por construir la unidad organizativa a escala mundial.
De otra parte, en el texto que sigue de esa misma Declaración:
El PCCh tenía una concepción exagerada de los aspectos negativos de la Comintern, principalmente de los que fueron causados por la demasiada centralización, lo que llevó a aplastar la iniciativa y la independencia de los partidos comunistas constituyentes. Aunque el PCCh criticó correctamente el concepto de partido padre, señalando la influencia nociva que había tenido en el seno del movimiento comunista internacional y enfatizando los principios de relaciones fraternales entre partidos, la falta de un foro organizado para debatir opiniones y llegar a una concepción común no ayudó a resolver este problema sino que de hecho lo exacerbó.
El MRI equivocadamente avaló la idea oportunista contraria a la completa y máxima centralización de la organización internacional comunista, cuya forma debe ser la de un Partido mundial del proletariado y no una Federación mundial de partidos proletarios

lunes, 24 de septiembre de 2018

Plena vigencia del historico discurso del Presidente Gonzalo del 24 de septiembre en su 26 aniversario.


Hace hoy 26 años, el día 24 de septiembre de 1992, el Presidente Gonzalo, jefatura del Partido Comunista del Perú (PCP) y de la Revolución Peruana, proclamaba el histórico “discurso en la jaula”, aplastando a las hienas de la prensa reaccionaria y de los carceleros para dirigirse a las masas del pueblo peruano.

Em defesa da saúde e do pensamento

Presentado en traje listado por el régimen genocida de Fujimori, en vana tentativa de humillarlo, el Presidente Gonzalo respondió con el convicto discurso, convocando los comunistas, combatientes del Ejército Guerrillero Popular y masas del Frente/Nuevo Estado a continuar la Guerra Popular, arrasar el latifundio, la gran burguesía y ya preparar terreno para responder a la intervención yanqui, en la ocasión, cada vez mayor.
El discurso del Presidente Gonzalo fue tan pujante y optimista que calló los buitres del monopolio de la prensa, que intentaban insultarlo e impedirle de proferir sus palabras.
El discurso fue pronunciado 6 días después de la detención del Presidente Gonzalo y de la consecuente caída del Comité Central, en una mega operación promovida por la agencia de inteligencia yanqui CIA y toda la reacción peruana. Aun así, no han podido detener la Guerra Popular que día a día supera el recodo señalado por el propio Presidente Gonzalo.

 

Histórico discurso del Presidente Gonzalo

24 de septiembre de 1992

¡Camaradas del Partido Comunista del Perú!
¡Combatientes del Ejército Guerrillero Popular!
¡Pueblo peruano!:

Vivimos momentos históricos, cada uno sabe que es así, no nos engañemos. Debemos en estos momentos poner en tensión todas las fuerzas para enfrentar las dificultades y seguir cumpliendo con nuestras tareas. Y ¡conquistar las metas!; ¡los éxitos! ¡La victoria! Eso hay que hacer.
Nosotros estamos aquí como hijos del pueblo y estamos combatiendo en estas trincheras, que son también trincheras de combate y lo hacemos porque ¡somos comunistas!, Porque nosotros defendemos aquí los intereses del pueblo, los principios del Partido, la Guerra Popular, 
¡Eso es lo que hacemos, lo estamos haciendo y seguiremos haciendo!
Nosotros estamos aquí en estas circunstancias; unos piensan que es una gran derrota, ¡sueñan!, les decimos sigan soñando. Es simplemente un recodo, nada más, ¡un recodo en el camino!. 
El camino es largo y con ese llegaremos, y, ¡triunfaremos! ¡Ustedes lo verán! ¡Ustedes lo verán!
Nosotros debemos proseguir las tareas establecidas por el III Pleno del Comité Central. ¡Un glorioso pleno!, sépase ya están en marcha estos acuerdos y eso va a proseguir; seguiremos aplicando el IV Plan de Desarrollo Estratégico de la Guerra Popular para Conquistar el Poder, seguiremos desarrollando el VI Plan Militar para Construir la Conquista del Poder, eso va a proseguir. ¡Eso es tarea!, ¡Eso haremos, por lo que somos¡ y ¡por la obligación que tenemos con el proletariado y el pueblo!
Siglo XX ¿cómo estamos?. En este siglo XX hay un imperialismo que nos domina, principalmente el norteamericano, esto es real, todos lo saben. ¿Y a dónde nos ha traído?, ya sin recordar aquellos años veinte, aquí y ahora, en la peor crisis de toda la historia del pueblo peruano. Sacando lección de siglos anteriores, ¿qué cosa se puede pensar?. Otra vez la nación está en riesgo, otra vez la república está en riesgo, otra vez el territorio está en riesgo, puede ser perdido fácilmente, y por intereses. Esa es la situación, a eso nos han traído, pero, tenemos un hecho una revolución peruana, una guerra popular, y sigue y seguirán avanzando. ¿A dónde hemos llegado con eso? a un Equilibrio Estratégico. Y eso hay que entenderlo bien. ¡Es Equilibrio Estratégico! que se concreta en una situación esencial; ¿doce años han servido para qué? para mostrar palmariamente ante el mundo y principalmente ante el pueblo peruano que el Estado peruano, es un tigre de papel, que está podrido hasta el tuétano
¡eso se ha demostrado!
Así, las cosas, pensemos en el peligro, de que la nación, el país puede ser dividido, que la nación está en riesgo, quieren despedazarla, quieren dividirla, ¿quién quiere hacer eso? como siempre el imperialismo, los que explotan, los que mandan. ¿Y qué debemos hacer nosotros? ¿qué corresponde ahora?. Pues bien, corresponde que potenciemos el Movimiento Popular de Liberación, y eso lo desarrollaremos manejado en guerra popular porque el pueblo, siempre el pueblo ha sido quién ha defendido la patria, quién ha defendido la nación. Corresponde formar el Frente Popular de Liberación, corresponde formar y desarrollar a partir del Ejército Guerrillero Popular, un Ejército Popular de Liberación ¡eso es lo que corresponde! ¡y eso haremos nosotros! ¡Y eso lo estamos haciendo y eso lo vamos a hacer! Uds. serán testigos señores.
Finalmente ahora escuchemos esto, como vemos en el mundo, el maoísmo marcha inconteniblemente a comandar la nueva ola de la revolución proletaria mundial ¡entiéndase bien y compréndase! los que tienen oídos, úsenlos, los que tienen entendimiento y todos los tenemos manéjenlos ¡basta de necedades basta de oscuridades! ¡entendamos eso! ¿qué se desenvuelve en el mundo? ¿qué necesitamos? necesitamos que el maoísmo sea encarnado y lo está haciendo y que pase generando Partidos Comunistas, a manejar, a dirigir, esa nueva gran ola de la revolución proletaria mundial que se nos viene.
Todo lo que nos dijeron, la cháchara vacía y necia de la famosa "nueva etapa de paz" ¿en qué ha quedado? ¿Qué de Yugoslavia? ¿Qué de otros lugares?. Todo se politizó; eso es mentira. Hoy día la realidad es una, los mismos contendientes de la I y II Guerra Mundiales, están generando, están preparando la III nueva guerra mundial. Eso debemos saber y nosotros como hijos de un país oprimido somos parte del botín ¡No lo podemos consentir! ¡Basta ya de explotación imperialista! ¡Debemos acabar con ellos!. Somos del tercer mundo y el tercer mundo es base de la revolución proletaria mundial, con una condición, que los Partidos Comunistas enarbolen y dirijan. 
¡Es lo que hay que hacer!
Quiero aquí aprovechar para saludar el proletariado internacional, las naciones oprimidas de la Tierra, al Movimiento Revolucionario Internacionalista.

¡VIVA El PARTIDO COMUNISTA DEL PERÚ!

¡LA GUERRA POPULAR VENCERÁ INEVITABLEMENTE!

¡SALUDAMOS DESDE AQUÍ El FUTURO NACIMIENTO DE LA REPÚBLICA POPULAR DEL PERÚ!
 
Decimos: ¡GLORIA AL MARXISMO-LENINISMO-MAOISMO

domingo, 23 de septiembre de 2018

INDIA: Maoístas ejecutan a dos políticos reaccionarios del gobernante Partido Telugu Desam (TDP) de Andhra Pradesh




correovermello-noticias
New Delhi, 23.09.18
Un reporte de ultima hora del periódico Hindustan Times informa de la ejecución de dos destacados políticos del reaccionario del Partido Telugu Desam (TDP) de Andhra Pradesh.
Los hechos ocurrieron cuando un grupo de unas 50 personas, entre ellas numerosas mujeres, pararon el automóvil que conducía a  Kidari Sarveswara Rao, congresista de 48 años de edad de Araku, y a Siveri Soma, un ex legislador del distrito electoral en el distrito de Visakhapatnam de Andhra Pradesh, arrebatando las armas a los custodios de los políticos y posteriormente los ejecutaron.
El atentado mortal ha causado un gran impacto pues se trata del primer atentado de esta magnitud desde la disgregación de Andhra Pradesh, lo que al parecer ha provocado la furia de sus partidarios que han incendiado dos estaciones de policía acusandolos de negligencia.
En julio pasado, las tribus realizaron una protesta contra el legislador por supuestamente obtener un permiso para la extracción de piedras negras, algo que los lugareños se opusieron. Su postura a favor de la extracción de bauxita también ha provocado la ira del clandestino Partido Comunista de la India (maoísta).
La acción según otros medios coincide con las jornadas de celebración de la fundación del Partido el próximo 27 de septiembre.

LA VERDADERA HERENCIA DE LA III INTERNACIONAL ASUMIDA POR LOS PARTIDOS ML Un articulo en Revolución Obrera.

Nota de Dazibao Rojo:
Publicamos a continuación un articulo de R.O. en el que se critica nuestra decisión de publicar  un articulo de la Unión de Lucha Marxista-Leninista (Estado Español).
El  citado articulo corresponde a una organización hoy extinta, escrito en 1984 y que es evidente los autores no pueden replicar. Es un documento histórico que solo publicamos para la comprensión de los debates existentes entre los maoístas en esos años, incluida su posible critica.
El autor anónimo del articulo de R.O. afirma:
¿Cómo diablos puede avalarse ese esperpento de artículo para contribuir al avance hacia un nuevo centro internacional? ¿Para unirlo sobre la base de la confusión? ¿”Para que sirvan a la formación y comprensión de la historia del M-L-M”?
Confusión, indefinición, dispersión son las características actuales del Movimiento Comunista Internacional. La unidad no puede ser producto del eclecticismo, ni del sectarismo y mucho menos de la conciliación con teorías oportunistas de derecha o de “izquierda”
Evidentemente no compartimos estas criticas, que tienen un cierto tono de rezagos del dogmato-revisionismo, termimo que el autor califica de ecleptico, calificativo muy usado por los renegados albaneses para etiquetar al Pte. Mao o a la GRCP.
Por supuesto que defendemos al Camarada Stalin, pero basandonos en el balance hecho por los camaradas chinos y no en los delirios dogmaticos de Hotxa.
La lucha contra el dogmato-revisionismo fue clave para el maoísmo como tercera y superior etapa del ML. Restarle importancia o cuestionarlo indica que estas nefastas ideas aun no han sido barridas totalmente.
Según el autor de este articulo en el MCI solo hay confusión, indefinición, dispersión, tampoco compartimos estas afirmaciones, pues son muchas las organizaciones y partidos comunistas maoístas que en la actualidad, avanzan en la realización de una nueva Conferencia Internacional Unificada para la construcción de un nuevo Centro de las organizaciones maoístas.
DR-redaccción



 

LA VERDADERA HERENCIA DE LA III INTERNACIONAL ASUMIDA POR LOS PARTIDOS ML

El 24 de enero de 2018 fue reproducido por el Blog Dazibao Rojo el artículo SOBRE LOS PARTIDOS M-L COMO HEREDEROS DE LOS ERRORES DEL PERIODO 1935-1956, a su vez transcrito por el Blog Gran Marcha hacia el Comunismo que sin explicación pública cesó actividades desde el 22 de julio de 2015. Se dice que el mencionado artículo es autoría de la organización Unión de Lucha Marxista Leninista, también desaparecida en el Estado español desde agosto de 1984.
El artículo es insertado por el Blog Dazibao Rojo bajo el encabezado “Documentos de la historia del movimiento comunista maoísta”, como un aporte “a la formación y comprensión de la historia del M-L-M” por las “diversas organizaciones y partidos maoístas” que “avanzan hacia la constitución un [sic] nuevo centro internacional”.
Así como fue reconocido por la Declaración fundacional del extinto Movimiento Revolucionario Internacionalista MRI en 1984, la Unión Obrera Comunista (mlm) de Colombia en su Propuesta de Formulación de una Línea General para la Unidad del Movimiento Comunista Internacional, reafirma: “la experiencia histórica que, al estar signada por el combate incesante al oportunismo, hace de su valoración un terreno de aguda lucha de líneas”.
La valoración de la experiencia histórica del papel de la III Internacional, ha sido una cuestión de deslinde entre el leninismo y el trotskismo, entre el marxismo leninismo y el revisionismo jrushchovista, entre el marxismo leninismo maoísmo y el neo revisionismo avakianista. Inevitablemente tal valoración y deslinde también han sido concomitantes con la valoración del papel del Camarada Stalin. El artículo “SOBRE LOS PARTIDOS M-L COMO HEREDEROS DE LOS ERRORES DEL PERIODO 1935-1956” no escapa a terciar en esa lucha de líneas. Después de su lapidario título se inserta la cita de Mao Tse-tung “En un periodo posterior a la Segunda Guerra Mundial, el Partido Comunista de la Unión Soviética y los partidos de algunos países de Europa Oriental dejaron de lado los principios fundamentales del marxismo. Tendieron un manto de silencio sobre la lucha de clases, la dictadura del proletariado, la dirección del Partido, el centralismo democrático, los vínculos del Partido con las masas, etc., y la atmósfera que allí se vivía era de escaso interés por estas cosas”, que subliminalmente crea en el lector la idea de que Mao Tse-tung se refería a los “Partidos M-L”, cuando en realidad se refería a la línea revisionista que madura y se hace predominante en el XX Congreso del PCUS en 1956. La cita hace parte de un Discurso en 1957, ya en plena efervescencia de la lucha de líneas entre los marxistas leninistas encabezados por el Partido Comunista de China PCCH y los revisionistas jrushchovistas encabezados por el Partido Comunista de la Unión Soviética PCUS.
El enfoque del artículo es erróneo porque pierde de vista la lucha de líneas principal en los años inmediatamente anteriores y posteriores al XX Congreso del PCUS: la lucha entre el marxismo leninismo maoísmo y el revisionismo jrushchovista. La lucha del marxismo leninismo en aquella época, fue en esencia contra los fundamentos de todo revisionismo, bajo la forma exacta del revisionismo jrushchovista, característica que ni siquiera se menciona en el artículo en cuestión.
Aunque tal desenfoque es el hilo conductor de todo el artículo, la confusión se evidencia en formulaciones como esta: “En esos años sólo se combatieron las tesis más descaradamente revisionistas, el trotskismo, Tito o la línea de Browder en EE.UU., permitiéndose a la vez la existencia y desarrollo de otras manifestaciones menos evidentes, pero no menos peligrosas”. Coloca en el mismo nivel varias formas de oportunismo, eludiendo el carácter principal de la lucha contra el revisionismo jrushchovista en el cual encuentra forma acabada el cisma oportunista en el Movimiento Comunista Internacional en el sentido más esencial del oportunismo: conciliar el antagonismo, el antagonismo entre los dos sistemas, el socialista y el imperialista cuya contradicción era la principal del mundo en ese entonces. Del revisionismo jrushchovista fueron preámbulo, abono ideológico y político, las teorías del trotskismo que desde mucho antes habían servido de apoyo y aliado a otras formas de oportunismo como el menchevismo y el kautskismo, y que luego se convirtieron en parapeto de ataque del oportunismo internacional contra el Partido bolchevique de la URSS, contra la III Internacional y contra el Camarada Stalin; las teorías browderistas del Partido Comunista de Estados Unidos, ejemplo vivo de cómo se tergiversó y ejecutó de forma oportunista la orientación correcta táctica de la III Internacional sobre el Frente Popular o Frente Unido contra el fascismo, basado en la unidad y hegemonía del proletariado revolucionario y en mantener la independencia de clase del movimiento obrero; y las teorías no exclusivamente de Tito, sino de la camarilla dirigente de la Liga de los Comunistas de Yugoeslavia precursoras inmediatas del revisionismo jrushchovista en el XX Congreso del PCUS.
Se ratifica la confusión del artículo, cuando a renglón seguido de la afirmación “permitiéndose a la vez la existencia y desarrollo de otras manifestaciones menos evidentes, pero no menos peligrosas”, enumera así “los errores más significativos del periodo”: “El oportunismo de derechas, el abandono de la teoría marxista sobre el estado, la revolución y la dictadura del proletariado”, “Tras la II GM y la disolución de la IC, el Kominform hizo un sorprendente “retoque” de la política leninista respecto al imperialismo, el militarismo y la guerra”, “El culto a la espontaneidad”, “A partir del VII Congreso se extendió rápidamente por muchos PCs una versión oportunista de lo que debe ser la táctica de un partido obrero”, “El nacionalismo burgués”, “En el terreno ideológico prevalecía el dogmato-revisionismo; el empirismo, el subjetivismo más calenturiento”, “La edificación del socialismo era entendida, tanto en la URSS como en los PCs que no estaban en el poder, como un simple crecimiento económico. Se ignoraba lo expuesto por los clásicos del socialismo científico al respecto. Aquí los errores del PCUS y Stalin fueron muy graves”.
¿Se refiere esta enumeración a los “errores más significativos” de la III Internacional? ¿O a los “errores más significativos” de la línea revisionista? ¿O son acaso los “errores más significativos” de las que llama el artículo “otras manifestaciones menos evidentes, pero no menos peligrosas”?
Según el propósito del artículo desde el propio título tales son los “errores más significativos” de la III Internacional y del Camarada Stalin, y por tanto, son “los errores heredados por los Partidos ML”. ¡Ardid de intelectual malsano para confundir incautos!
Si se exceptúa el “dogmato-revisionismo”, denominación ecléctica surgida en el MRI como parte del arsenal de la línea neo revisionista para señalar a quienes como la Unión Obrera Comunista (mlm), en lucha contra el oportunismo prachandista y avakianista que declaró insubsistentes los principios del Marxismo Leninismo Maoísmo por considerarlos “insuficientes” para resolver los problemas de la lucha de clases en el siglo XXI, en lucha contra la posterior “nueva síntesis” post-mlm… asumimos con firmeza la defensa de los principios y la vigencia plena del Marxismo Leninismo Maoísmo. Así como clásicamente los revisionistas, los defensores de la “libertad de crítica” al marxismo, calificaron de “dogmáticos” a los marxistas que los combatían, también en estos tiempos los neo revisionistas seudo mlm, aplican el calificativo de “dogmato-revisionismo” a los auténticos marxistas leninistas maoístas. Y eso lo tragan entero los autores del artículo y quienes lo reproducen.
Si además se exceptúa la cuestión de la construcción del socialismo en la URSS y los errores del Camarada Stalin, ya juzgados por los marxistas leninistas considerando que en la lucha de líneas eran los bolcheviques y el Camarada Stalin los representantes de la línea marxista no de la línea oportunista, donde sus méritos pesaron más que sus errores; considerando la inexperiencia del Movimiento Comunista Internacional en esa nueva y portentosa tarea, donde fue la práctica de la Gran Revolución Cultural China la que, a pesar de su derrota, pudo comprender correctamente y avanzar un trecho en resolver los problemas de la construcción del socialismo. Aún así, dentro de los marxistas leninistas maoístas desde los tiempos del MRI, no hay acuerdo en la valoración hecha sobre el papel del Camarada Stalin por los marxistas leninistas encabezados por el Partido Comunista de China y dirigidos por el Presidente Mao Tse-tung. No hay acuerdo porque el ataque solapado del avakianismo contra Engels y Stalin confundió a no pocos partidos y organizaciones llegando a suprimirlos en el símbolo con las efigies de los grandes maestros del proletariado mundial. Y se evidencia que entre los confundidos están los autores del artículo y quienes los reproducen que así lo citen, hipócritamente desestiman el balance de los ML sobre el Camarada Stalin, sino que además juzgan su autocrítica en el XIX Congreso del PCUS en 1950, como la autocrítica del filisteo jefe revisionista del PCUS, no del maestro del proletariado. Endilgan a los Partidos ML la defensa hoxhista a raja tabla de los errores de Stalin. En artículos como el mencionado, buenos aliados tienen los trotskistas para enlodar a Stalin. Sus autores y quienes lo reproducen, son maoístas que “pasan por alto” cuestiones del maoísmo como esta: “Respecto al XX Congreso del PCUS, quisiera decir algo. A mi juicio, existen dos ‘espadas’: Una es Lenin y la otra, Stalin. Ahora, una de esas espadas, Stalin, ha sido abandonada por los rusos. Gomulka y algunos húngaros han echado mano de ella para caer sobre la Unión Soviética y combatir el llamado stalinismo. Los Partidos Comunistas de muchos países europeos también están criticando a la Unión Soviética, y es Togliatti quien va a la cabeza. Los imperialistas, a su vez, hacen uso de esta espada para matar a la gente. Dulles, por ejemplo, la blandió durante algún tiempo. Lo ocurrido con esta espada no es que haya sido dada en préstamo, sino simplemente botada. Los chinos no la hemos abandonado. Como primer punto, defendemos a Stalin y, como segundo, criticamos sus errores; es por eso que hemos escrito el artículo ‘Sobre la experiencia histórica de la dictadura del proletariado’. A diferencia de aquellas gentes que denigran y liquidan a Stalin, nosotros lo tratamos conforme a la realidad”1.
  1. Mao Tse-tung - Discurso pronunciado en la II Sesión Plenaria del VIII Comité Central del Partido Comunista de China. 15 de noviembre de 1956.
Los demás “errores más significativos” enumerados en el artículo, corresponden precisamente a las “nuevas” teorías de la línea revisionista jrushchovista. Y por tanto, ya no se les puede considerar “errores” sino teorías revisionistas, teorías oportunistas contra las cuales no obra la crítica y la persuasión, sino la denuncia franca y la lucha teórica para hacer añicos las podridas “nuevas” teorías. Tales “errores más significativos” no pertenecen a la herencia asumida por los Partidos ML como infamemente se afirma en el artículo, sino a la herencia oportunista abrazada por los partidos revisionistas jrushchovistas.
Por supuesto que la gran lucha de líneas de los años 60 entre los marxistas leninistas y los revisionistas jrushchovistas se incubó en la III Internacional, con “vacilaciones, germen de una división en el seno de la Internacional: una línea de derecha que interpretaba esas formulaciones como una claudicación frente a la burguesía antifascista, una implantación del reformismo y la conciliación de clases, y la línea marxista leninista que pugnaba por conseguir los objetivos inmediatos del movimiento obrero (la derrota del fascismo) sin sacrificar los intereses vitales y últimos del movimiento”2, pero es una lucha de líneas cuyo deslinde no maduró dentro de la III Internacional, ni inmediatamente después de su disolución. Su pleno desarrollo lo despuntó el XX Congreso del PCUS donde el “informe secreto” de Jrushchov, en la forma, dirigido contra el Camarada Stalin, pero en el contenido contra el Marxismo Leninismo, contra la Dictadura del Proletariado y el socialismo en la URSS, “informe secreto” respaldado y aplaudido por el trotskismo internacional.
  2. Revista Contradicción No. 16  Artículo Hacia la Internacional de Nuevo Tipo basada en el Marxismo Leninismo Maoísmo  Septiembre de 1995.
El artículo en cuestión considera “ambigua” la orientación política de la III Internacional sobre el Frente Popular. ¡Craso error de los articulistas! El origen de la interpretación revisionista de la política de Frente Popular, no está en la orientación del VII Congreso de la III Internacional, sino en la línea de derecha que ya se manifestaba al interior de la Internacional y en su aplicación práctica por los partidos en los cuales ganaba predominio tal línea revisionista. Contra la experiencia en España y en Estados Unidos por ejemplo, donde fue la línea revisionista la abanderada de una práctica errónea de la política de Frente Popular, está la experiencia de China donde la línea marxista leninista la puso en práctica consecuentemente y alcanzó la victoria de la Revolución de Nueva Democracia en 1949.
Por tanto fueron los partidos revisionistas los herederos de la amañada línea de derecha embrionaria en la III Internacional, no los Partidos ML que sí heredaron su línea correcta marxista leninista, en lucha abierta contra los partidos revisionistas jrushchovistas que al abjurar del Marxismo Leninismo adoptaron una línea ideológica y política burguesa en todos los aspectos de la actividad política, incluido el problema del Frente Popular o Frente Unido. No fueron Togliatti y Thorez los jefes de nuevos Partidos ML, sino los renegados de la revolución violenta y los jefes de la degeneración revisionista de los viejos Partidos Comunistas en Italia y Francia, cuyas “nuevas” teorías fueron combatidas por los Partidos ML en cabeza del Partido Comunista de China. Fue una lucha, un deslinde y una división internacional, y así como la línea marxista leninista prevaleció en partidos como el Partido Comunista del Perú, en muchos países surgieron nuevos Partidos ML en lucha histórica contra los viejos partidos revisionistas. De ello fuimos testigos en Colombia donde el viejo Partido Comunista fundado en 1930 se dividió en dos en 1965: el Partido Comunista de Colombia revisionista jrushchovista y el nuevo Partido Comunista de Colombia (ML) que tuvo estrechas relaciones camaraderiles con sus contemporáneos Partidos ML revolucionarios en países como China, Albania, España, Portugal, Brasil, Ecuador y Chile, también surgidos en combate a los partidos revisionistas. La pérdida del hilo de esta lucha de líneas internacional, lleva a los autores del artículo a hacer afirmaciones como “En Latinoamérica el oportunismo de derechas producto del VII Congreso de la IC afectó especialmente al PC Chileno” … “Pero lo importante para nuestro tema ahora es que aquellos errores FUERON HEREDADOS INTACTOS por los m-l de muchos países”, endosando al VII Congreso el oportunismo de los partidos revisionistas, y presentándolos como si ellos fueran los Partidos ML para así concluir: los Partidos ML en su gran mayoría fueron antros que abrazaron la línea oportunista de derecha de la III Internacional. Todo lo cual como decían los camaradas comunistas chinos, es “pasar carne de perro bajo piel de cordero”, un contrabando apoyado y blanqueado por quienes acríticamente reproducen el artículo y lo exaltan como aporte para la unidad de los comunistas.
Luego del triunfo del Marxismo Leninismo sobre el revisionismo jrushchovista en las Declaraciones de Moscú en 1957 y 1960 y fulminantemente en 1963 con la Proposición Acerca de la Línea General del Movimiento Comunista Internacional también conocida como la Carta de los 25 Puntos, sobrevino una nueva crisis general del Movimiento Comunista Internacional desatada por la derrota de la Gran Revolución Cultural Proletaria y con ella, la derrota de la Dictadura del Proletariado en China, y con ellas, el ocaso temprano de casi todos los Partidos ML con notables excepciones como el PCP. Nuevas luchas de líneas surgieron en los Partidos ML de las cuales fue precursor el ataque hoxhista del Partido del Trabajo de Albania contra la Gran Revolución Cultural Proletaria, contra el Partido Comunista de China, contra el Presidente Mao. Es dentro de estas nuevas luchas de líneas donde algunos Partidos ML en declive aceptan la revisionista “teoría de los tres mundos” cuya mención es miope en el artículo, pues tal teoría sigue siendo actualmente acogida por organizaciones y partidos marxistas leninistas maoístas, o maoístas a secas, en sus análisis de la situación mundial; y lo más grave: adjudican su autoría al Presidente Mao Tse-tung. He ahí una manifestación viva de la actual confusión en el seno de los marxistas leninistas maoístas. Como parte de esas nuevas luchas de líneas en los Partidos ML, en varios se impuso el oportunismo de “izquierda” como tendencia ya advertida por Lenin de expiación de los pecados del oportunismo de derecha en el movimiento. En Colombia fuimos testigos también de este duro golpe al proletariado y la revolución, donde no fue el oportunismo de derecha, revisionista, sino su anverso, el oportunismo de “izquierda”, el que fraccionó y prácticamente liquidó el Partido ML con escasos 10 años de existencia, dejando un reducto que con el mismo nombre terció por el hoxhismo y acabó postrado ante la burguesía tal como el viejo partido revisionista.
Y es aquí donde la confusión del artículo en cuestión y su reniego de la III Internacional, de nuevo salen a flote, mostrando que perdieron completamente el hilo de la lucha de líneas, al adjudicar directamente, en esencia, a la III Internacional, la nueva y profunda crisis del Movimiento Comunista Internacional y sus consecuencias desastrosas sobre los Partidos ML, de las cuales después de 50 años a pesar del gran intento encabezado por el MRI todavía no se recupera el movimiento. Bajo diversas formas de oportunismo adaptadas a conciliar el antagonismo principal en cada época, la esencia de las teorías revisionistas, ha prevalecido desde Bernstein hasta Avakian.
¿Cómo diablos puede avalarse ese esperpento de artículo para contribuir al avance hacia un nuevo centro internacional? ¿Para unirlo sobre la base de la confusión? ¿”Para que sirvan a la formación y comprensión de la historia del M-L-M”?
Confusión, indefinición, dispersión son las características actuales del Movimiento Comunista Internacional. La unidad no puede ser producto del eclecticismo, ni del sectarismo y mucho menos de la conciliación con teorías oportunistas de derecha o de “izquierda”. La unidad internacional de los comunistas exige la derrota teórica del revisionismo y del centrismo, exige el deslinde claro entre el marxismo leninismo maoísmo y toda forma de oportunismo.
Tal es la base y fundamento de nuestra contribución para enfrentar el problema, contribución que hemos publicado en la Revista Negación de la Negación No. 5, bajo el título Propuesta de Formulación de una Línea General para la Unidad del Movimiento Comunista Internacional.
Propuesta que en su Capítulo V trata el problema de la experiencia histórica de la III Internacional, de sus Congresos y de su disolución, cuyo aparte insertamos a continuación.
(el anexo sera publicado en otra entrada)